DopoCarosello/Extra – Finché la barca sta

Importante: leggere in coda le precisazioni pervenuteci, grazie!


In questo periodo sto collaborando con una collega ed amica al suo corso presso la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. Insieme facciamo da direttori creativi per un lavoro affidato alla classe del secondo anno del corso di Grafica Pubblicitaria. Trattasi di curare l’immagine coordinata e il materiale d’uso per una onlus veneziana, la Stella Maris’ Friends.

Questa associazione svolge attività di utilità sociale rivolte ai marittimi in transito nel porto di Venezia nei settori dell’assistenza sociale, socio-sanitaria, della ricerca, della formazione, della promozione e tutela dei diritti civili. Ciò significa che dipendenti e volontari della Stella Maris’ Friends (Stella Maris è il nome dell’Apostolato del mare della Chiesa Cattolica, che da oltre un secolo agisce con questi scopi in ogni porto del mondo) accolgono i marittimi quando arrivano nel porto, che ci stiano poche ore o due, tre giorni. Con un sorriso salgono sulle navi, chiedono se ci sono necessità particolari cui possano rispondere o per le quali possono dare una mano. Tali necessità è abbastanza facile immaginarle: telefonare a casa, fare delle spese, collegarsi ad Internet, cambiare dei soldi, rilassarsi, bere qualcosa in un luogo accogliente. Una donna, ci dice con un sorriso padre Mario Cisotto, che di Stella Maris’ Friends è l’anima e certe cose le capisce anche se francescano.

Stella Maris’ Friends si sostiene grazie al volontariato e al contributo, fino al 2007, dell’ICSW, uno dei sindacati internazionali dei marittimi.

Il suo problema non è quello dei soldi (che comunque non bastano mai), ma un altro, ed è qui la classe della mia amica Cristina entra in gioco.

Il problema è che ogni anno per il porto di Venezia passano quasi 200.000 marittimi, e che quando la cifra è stata riferita al direttore dell’Autorità Portuale di Venezia questi ha strabuzzato gli occhi: non lo sapeva, e non immaginava nemmeno una cifra del genere. A cascata, potete immaginare come anche tutte le altre Autorità veneziane sapessero poco o nulla di questa “città nella città”. Con il lavoro di Stella Maris’ Friends la sensibilità delle istituzioni ha cominciato a crescere. Molto resta da fare, soprattutto dal lato del territorio veneziano, che ignora quasi totalmente di ospitare tante persone che tanta ricchezza portano alla città: il porto commerciale rappresenta infatti la prima fonte di reddito per il comune di Venezia – uno penserebbe il turismo, invece non è così.

Stella Maris’ Friends è stata chiara: la parte del lavoro della classe rivolta alle istituzioni dovrà dire come e quanto sia giusto e doveroso che la terra accolga il mare, che tanta ricchezza porta alla città. La parte rivolta ai marittimi, invece, è un vero tuffo nel futuro: qui c’è la globalizzazione che agisce sulle/con le persone.
Il materiale per l’accoglienza che si dovrà pensare e preparare dovrà essere comprensibile a culture diametralmente opposte (nello stesso equipaggio possiamo trovare europei, asiatici, africani). Dovrà adeguarsi ad un mondo che i sociologi prendono come riferimento per capire in anticipo di dieci-vent’anni le dinamiche sociali della terraferma – lo abbiamo scoperto parlando con un capitano filippino che ci ha fatto visitare la sua nave.
Non abbiamo (Cristina, la classe ed io) scoperto solo questo, durante la gita che Stella Maris’ Friends ci ha fatto fare nel porto di Venezia.
Abbiamo visitato navi enormi, conosciuto molti marittimi, parlato con loro dei loro problemi, di come si fa a stare mesi lontani da casa in un luogo di lavoro durissimo, dove per convenzione accettata da tutti non si parla di religione e di politica, dove può succedere di stare due (2) anni fermi in un porto perché c’è una causa in corso e non sai più chi è l’armatore della tua nave.
Siamo stati in una di queste navi, la Kawkab.
Abbiamo conosciuto e sentito le storie del capitano e di due marinai degli otto che operano la manutenzione della nave sperando che la cosa si risolva presto, lavorando senza paga e senza certezze di averla una volta risolta la causa.

Sono felice di essere stato coinvolto in questo progetto da Cristina, per motivi diversi.
Il primo è che io sono nato e cresciuto a Porto Marghera, e posso assicurare per esperienza personale che molti dalle mie parti in pratica non sanno che c’è il porto. Sanno del petrolchimico, sì, molti ci lavorano o ci hanno lavorato, ma il porto non si vede, non esiste. Io ora l’ho visto meglio e ora so un po’ meglio chi c’è.

Il secondo è di tipo professionale. Faccio il copywriter, scrivo pubblicità e leggendo i precedenti Dopo Carosello è facile capire come cerchi di guardarla con occhio critico. Ma un conto è sfogarsi o cercare di rendere sensibili le persone che mi leggono su certi fattacci o meccanismi nascosti, un conto è doversi scontrare con questi per campare, ogni giorno. Vedere all’opera la Comunicazione, con la C maiuscola, non mi succede tanto spesso, ma al porto - e successivamente a scuola con la classe, l’ho vista bene.

L’ho vista al porto sentendo la curiosità dei ragazzi.
L’ho sentita nelle domande sensate e in quelle meno (stupide non ne esistono, in questo lavoro!).
L’ho vista e sentita nella condivisione delle vicende dei marittimi della Kawkab, la nave che sta ferma da due anni di fronte alla banchina Mulini di Porto Marghera (nel frattempo pare le cose si siano mosse, e che forse a primavera salpino – qui maggiori dettagli della storia, da un articolo del Corriere della Sera precedente la nostra visita).

L’ho vista e sentita con grande forza tra i ragazzi (qui al porto con i marittimi della Kawkab) quando, una volta sviscerati e coordinati compiti e cose da fare c’era un silenzio che diceva chiaramente: “e mo’ che cazzo m’invento?”

Ragazzi, è da lì che parte tutto. Da quel silenzio che ora magari vi spaventa un po’ perché siete dietro un banco di scuola, ma che è solo il segno che avete assorbito tutto quello che c’era da assorbire. Ed ora... non dovete far altro che prendere “l’assorbito” e renderlo Comunicazione chiara, utile, credibile.
Mica facile, direte.
Lo so bene. Ma quello che viene dopo quel silenzio si impara, non è un problema grave: basta applicarsi.
E’ la parte che sta alla vostra sensibilità che non ve la può insegnare nessuno, e la dovete coltivare sin d’ora affinché vi renda svegli davanti alle fregature possibili (come capire fischi per fiaschi o diventare complici di qualche truffa) e professionali anche davanti al più piccolo dei progetti da sviluppare.
E’ la parte che vi renderà unici, che vi farà scegliere per quello che valete davvero da un cliente o da un direttore creativo. Ma ancora più importante è la parte che vi farà fare questo lavoro con passione, ingoiando a volte qualche rospo, ma mantenendo una dignità che vi permetterà, un giorno, di pensare: “nonostante tutto questo non è un lavoro di merda come sembra”.

Ci pensate a come si possono sentire oggi i creativi pubblicitari che negli ultimi dieci anni hanno onestamente, e magari bene, lavorato per la Parmalat? Se non sanno dentro di loro cosa sia una Comunicazione chiara, utile, credibile finiranno per sentirsi complici di Calisto Tanzi. Non è un caso invece, e purtroppo, che tra quelli che cambiano vita e aprono un bar in Messico mollando tutto di colpo i pubblicitari siano una percentuale altissima!

E’ un’occasione ghiotta per cominciare a pretendere da se stessi standard elevati, questo lavoro per Stella Maris’ Friends. Coglietela. Il cliente che vi affiderà un giorno un report scritto con due dati in croce per cominciare a lavorare (un classico), la Comunicazione non sa neanche dove sta di casa. Se voi lo saprete, la cosa non vi stresserà, e saprete fare quel lavoro nel migliore dei modi comunque, se deciderete comunque di accettarlo e anche se il cliente non lo capirà.
E’ un compromesso? Certo, la pagnotta bisogna portarla a casa. Ma così potrete farlo con dignità e soddisfazione, e quando potrete lavorare su di un progetto su basi diverse riuscirete a dare il massimo, senza problemi e con soddisfazione.

E sarete felici di parlarne ai nipotini, un giorno, quando vi chiederanno se voi facevate i pubblicitari nell’epoca dopo Carosello.

gennaio 2004, testimongarli.com


Le precisazioni/rettifiche ci sono pervenute in data 10/03/2004 da parte di padre Mario Cisotto, che avete conosciuto nell'articolo. Mario ci riconosce la buona fede, e noi non possiamo altro che scusarci e dare spazio alle informazioni corrette, eccole:

Ti scrivo perché ho trovato un paio di imprecisazioni nel tuo scritto, che ti prego di essere così gentile da modificare appena ti è possibile, anche perché io ci sono arrivato attraverso un motore di ricerca, quindi potrebbe succedere a chiunque altro...

prima frase: "
Ciò significa che dipendenti e volontari della Stella Maris’ Friends (Stella Maris è il nome dell’Apostolato del mare della Chiesa Cattolica, che da oltre un secolo agisce con questi scopi in ogni porto del mondo)..."
la associazione Stella maris' friends onlus NON HA DIPENDENTI ma solo soci volontari. operatori dipendenti li troviamo nella cooperativa PassPort che collabora con l'associazione per l'espletamento di alcuni servizi ai marittimi.
Mi sembrava di aver detto che l'Associazione è laica, se non l'avessi detto lo ribadisco ora. Questo vuol dire che che è a-confessionale, a-politica, ecc... cioè non ha legami con la Curia di Venezia (se non di collaborazione se richiesta, come con qualsiasi persona o istituzione che sia interessata veramente alla causa dei marittimi) né con l'apostolato del mare della Chiesa Cattolica (se non di collaborazione qualora richiesta, come con qualsiasi istituzione confessionale che sia interessata veramente alla causa dei marittimi). Abbiamo ripreso il nome "Stella Maris" perché nell'immaginario collettivo dei marittimi è sinonimo di "seamen's club" tout court.

seconda frase: "
Stella Maris’ Friends si sostiene grazie al volontariato e al contributo, fino al 2007, dell’ICSW, uno dei sindacati internazionali dei marittimi."
Il contributo non è fino al 2007, perché è stato un contributo per lo start up iniziale, e poi t'arrangi. E poi non è venuto da ICSW, bensì da ITF Seafarers' Trust, il quale sì è uno dei sindacati internazionali dei marittimi, mentre l'ICSW è tutt'altro che un sindacato. Ambedue hanno i siti web, consultando i quali si può comprendere la diversa identità e ruoli.