Ercole e il Natale
 

Ercole e il Natale

Stanco di deprimersi ogni volta che arrivava Natale, Ercole decise di affrontare il problema.

“Perché mi deprimo? Perché tutti fanno finta di essere più buoni? No, sono affari loro. Perché tutto ‘sto consumismo rompe le balle? Beh, lo fa tutto l’anno...”

Ercole cambiò punto di vista. Quando uno si deprime? Quando gli manca qualcosa. Cosa manca, allora, al Natale? Facile: Dio.

“Allora mi manca Dio? Ma cosa fa, si nasconde meglio, quando arrivano le feste? Infatti non è che lo si veda molto ultimamente. Però, quando arriva la fine dell’anno...”

Ercole sentiva di avere fatto un passo in avanti, ma ora non sapeva più continuare per risolvere il suo problema. Se Dio si nasconde meglio, il Diavolo si mostra di più forse? Può essere, ma questa idea gli sembrava troppo semplice, buona per chi va in chiesa per consolarsi, non per esprimere gioia e appartenenza.
Ercole non sapeva più dove sbattere la testa, fino a che l’anta di un mobile in cucina lo scoprì per lui. PAM! Un colpo secco in fronte e altro che stella cometa: mille stelle ed un male cane. Quando il lampo passò e cominciò a rivedere le cose come al solito, Ercole notò come tutto si fosse ricoperto di farina.

“Beh? Che succede?”

Toccò il tavolo e sulle sue dita sporche di quella farina apparvero immagini di quando, intorno a quel tavolo correva felice con il suo triciclo. Toccò la sedia e vide quando si ribaltò su di essa, qualche tempo dopo.
Corse in camera e tolse un po’ di farina dalla foto della sua mamma: vide amore sui polpastrelli. Si girò verso lo specchio e vide che anche lui era ricoperto di farina: si riavviò i capelli e li sentì. Si toccò le gambe e sentì che erano due – prima lo sapeva e basta. Pensò alla sua giornata e gli sembrò piena, viva.

Suonò il telefono, era Carlo. Con la sua solita voce annoiata questi chiese ad Ercole:
“Allora cosa fai l’ultimo dell’anno?”
Ercole fece per rispondere:
“Eh, si, che palle, anche quest’anno l’ultimo dell’anno...”
Aprì la bocca e tutta la farina sparì. Richiuse la bocca. La riaprì e disse:
“Faccio la pizza, vuoi venire a mangiarla?”
Carlo gli diede del pazzo e riattaccò.
Ercole è ancora lì tutto bianco di farina (per me una prosciutto e funghi, grazie).

Mauro Mongarli

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