| Serie di numeri zero pubblicati via email tra l'8 e il 24 marzo 2000 - le vere radici di faretesto
Date: Wed, 8 Mar 2000 19:35:18 +0100 Subject: faretesto - numero 0 ! questo è il numero zero di faretesto, bollettino sulla comunicazione e i contenuti in internet e nell'e-commerce. faretesto si rivolge a chi la comunicazione la fa e a chi la compra (nel senso di utente pubblicitario), alle associazioni di categoria, ai mezzi di comunicazione, ed offre spunti di pensiero e pulci nell'orecchio. Passate bit Mauro Mongarli, editor faretesto #0 - 8marzo2000 Faust vive, e naviga in Internet! Sul sito di aste online Ebay.com, quello dove si trova di tutto, poco tempo fa qualcuno ha messo all'incanto la propria anima. I gestori del sito hanno subito cancellato l'asta. Un portavoce ha chiarito il perché: l'azienda non era sicura che il bene offerto potesse essere consegnato. Personalmente, mi sembra una di quelle barzellette sugli inglesi e la loro imperturbabilità (del resto, Ebay.com non vuole forse comprare Sotheby's?). Andando oltre l'humor, noto come una notiziola che potrebbe anche essere inventata di sana pianta faccia bene il suo lavoro di comunicare qualità e pregi di un sito come Ebay.com. Con un sorriso passano efficienza, serietà, rigorosità nei controlli di quanto pubblicato nelle auction, alto livello di customer care per chi mette all'asta qualcosa e per chi alle aste partecipa. Think global, act fun. (M.M.) Playstation2: la vendemmia Il prossimo agosto Sony lancerà negli Stati Uniti PlayStation 2. Se avete già spalmato sul monitor il rituale "embé?" mettetevi comodi. Al momento negli USA esistono circa 50 milioni di PlayStation. Quanti la cambieranno per la versione 2 che permetterà di navigare in internet, usare l'email e ovviamente giocare online? E' presumibile che questa rottamazione di massa raggiungerà livelli altissimi. E porterà una diffusione ancora più capillare della rete, un incremento del traffico complessivo con tutto ciò che ne consegue, con molti altri soggetti che spingeranno al massimo la console Sony per gli interessi di un indotto spaventosamente esteso già ora. L'effetto volano prosegue considerando che la maggior parte degli utenti PlayStation sono adulti, molti dei quali sicuramente apprezzeranno un accesso ad internet con grafica migliore ed alternativo a quello dell'ufficio o del loro PC. Quelli che entreranno in rete grazie a PlayStation non avendo mai toccato un computer, poi, non sono così pochi come si potrebbe pensare. Se ci concentriamo un poco, notiamo come "volani" simili siano stati tutt'altro che infrequenti prima di internet, e siano anzi stati la regola per i grandi successi industriali e commerciali, quelli che si studiano nelle scuole di marketing. Notiamo però come ben pochi, forse nessuno, abbiano avuto la possibilità di realizzare una rivoluzione di tanta portata nei pochi giorni delle feste di Natale, come presumibilmente PlayStation 2 farà negli USA a fine anno. Sony ha seminato, presto raccoglierà. Chi vorrà raccogliere l'esempio? (M.M.) Non ho spiccioli.com Certo in Italia non è un problema granché sentito, quello dei pagamenti per i piccoli acquisti in rete - il commercio online qui è ancora agli albori. Negli Stati Uniti, però, il trovare un'alternativa alla carta di credito per pagamenti di piccoli importi è una necessità dettata da uno sviluppo più avanzato ma che affronta ancora molte remore (spesso giustificate) nei confronti delle transazioni elettroniche. Ora però qualcosa di alternativo al "plastic money" c'è. Lo ha messo questo mese sul mercato la AT&T,compagnia telefonica con circa 80 milioni di utenti, in partnership con ClickBuyTel Inc. Si tratta della possibilità di addebito sulla bolletta telefonica di piccoli acquisti fatti in internet. Dopo una registrazione online, l'acquirente può cliccare sull'icona ClickAT&T del sito convenzionato, introdurre la sua password e addebitare un pagamento tra i 25 centesimi e i 300 dollari sulla sua bolletta telefonica AT&T. Semplice, controllabile e suona meno impegnativo di un pagamento con carta di credito - fattore fondamentale per acquisti che vengano vissuti come "leggeri". La cosa è agli inizi, ma gli sviluppi potenziali sono evidenti: gli acquisti cosiddetti di impulso possono potenzialmente conoscere un vero e proprio boom, senza considerare che la fama di insicurezza delle transazioni in rete verrebbe, come dire, virtualmente aggirata. Per le telecom in perenne offerta di servizi spesso utili a pochi, un servizio, almeno sulla carta, di fattiva utilità per molti - sempre che dette telecom non abbiano paura di mettersi contro le banche... (M.M.) Date: Mon, 13 Mar 2000 10:42:53 +0100 Subject: fare testo #0.1 ! Prosegue la serie di numeri zero del bollettino sui contenuti e sulla comunicazione in internet... buona lettura. Mauro Mongarli, editor faretesto #0.1 - 13marzo2000 Non bastava la musica La Captivate Network Inc. si appresta ad installare negli ascensori di tre importanti company buldings di Chicago accessi ad internet consultabili su schermo piatto. Andando su e giù i "passeggeri" potranno così consultare notizie, informazioni, aggiornamenti del mercato borsistico ed altro. Se ritenete che a tutto c'è un limite, non perdete di vista la porta del vostro bagno. (M.M.) Non bastava la musica 2 Una compagnia canadese, la eatsleepmusic.com si è inventata una competizione di scaricamento di file musicali. Regolamento: in un periodo di dieci giorni scaricare regolarmente il brano karaoke che la compagnia mette on line ogni mezz'ora. I 50 infaticabili scaricatori che dimostreranno più downloads si spartiranno un montepremi di 10.000 dollari. Mi viene in mente una gara di resistenza organizzata da un'emittente radiofonica neozelandese: tutti su di un palco all'aperto, con sacchi a pelo, viveri ed una toilette. L'ultimo a scendere dal palco vinceva un bel gruzzolo. Più faticoso, ma forse più sano. (M.M.) La rete - questa conosciuta? prima parte Come trovate i siti web che vi interessano? La domanda è stata posta da una nota compagnia di sondaggi americana ad un vasto campione di utenti statunitensi della rete, con riferimento agli ultimi tre mesi del 1999. Le risposte potevano essere multiple, i risultati: 77% - motori di ricerca 75% - indicazione di un amico o di un collega di lavoro 70% - bookmark personali (gente che frequenta sempre gli stessi siti) 70% - trova gli indirizzi su pubblicità non online 46% - banner pubblicitario Alcune osservazioni: - i motori di ricerca sono sempre un gran business; - internet non isola poi così tanto le persone; - la gente non si perde via poi così facilmente, nel navigare; - come diceva Gossage, la gente non legge la pubblicità, legge quello che gli interessa; - i banner stanno facendo la fine degli spot in tv: li vedi anche, quanto a ricordarteli o considerarli per i tuoi acquisti...
Il dato riguardante i banner la dice lunga sulla scarsa efficacia della stragrande maggioranza delle banderuole spesso animate che non fanno che ripetere clicca! gratis! free! sex! o teaser più che astrusi. L'idea è che chi li concepisce abbia ricominciato daccapo, e voglia ripartire dalla reclame perché, in fondo, internet è un mezzo nuovo, negandone la capacità di concentrare/riassumere/amplificare che alla base del suo stesso essere. Tornando a bomba e cercando di costruire un navigatore tipo, ne esce un'immagine tutto sommato autonoma nelle scelte e nella gestione del suo essere online. Questa è una sicura espressione della fusione in corso tra il popolo degli smanettoni e l'onda crescente degli utilizzatori di generazione successiva. Un uso sicuramente orientato al servizio, quindi, alla ricerca di informazioni e, forse meno di quello che si crede, orientato agli acquisti online. Eresia? Forse no, e a dar credito a questa ipotesi abbiamo certe tendenze dei colossi dell'economia mondiale. Di queste, però, parleremo nella seconda parte di questo articolo. (M.M.) Link Eccovi un buon posto per cominciare ad approfondire la conoscenza di Echelon, l'occhione spione che ci osserva le email, questa compresa. http://www.tmcrew.org/privacy/caq/sorvegli.htm Date: Thu, 16 Mar 2000 17:16:34 +0100 Subject: fare testo # 0.2 ! Sono arrivati i vostri primi feedback. Essendo in larga parte positivi, a chi ce li ha mandati dedichiamo il primo pezzo. Mauro Mongarli, editor faretesto #0.2 - 16marzo2000 Il feedback. Si mangia? Nei siti web, come in altri posti, se devi protestare, cambiare l'articolo che hai comprato, chiedere una curiosità o quant'altro, spesso e volentieri alle tue richieste non risponde nessuno. I motivi: dall'arroganza al menefreghismo, dalla cattiva organizzazione al dolo bello e buono. Ora però, almeno in internet, c'è qualcuno che fa del cosiddetto feedback il suo business a garanzia del popolo dei lamentatori - giusti o rompiscatole che siano. Feedbackdirect.com punta tutto sul servizio: pagine arancio, tutorial per scrivere la giusta lettera alle giuste persone, approccio da portale. Planetfeedback.com è più "funarizzato", e non mancano picchi alla "mi manda rai tre". Tutto punta sul dare importanza alla voce del singolo che molto può fare. Questi siti (ed altri che magari già ci saranno) garantiscono, grazie ad accordi presi in precedenza con le aziende, una risposta, un feedback ai consumatori. Le aziende hanno colto subito la possibilità di tirar fuori qualcosa di positivo anche dalle rimostranze dei loro clienti e pare che di buon grado affidino a siti specializzati la gestione del flusso di proteste e richieste. Un servizio utile? Per le aziende sicuramente sì: acquisteranno in credibilità e immagine. I siti feedback ancor di più: se ricevono una protesta per un articolo troppo caro, con un semplice giro di permission fanno avere al protestante un offerta della concorrenza, e tutti sono contenti. E poi dicono che a protestare non si guadagna nulla... (ironia?) (M.M.)
La rete - questa conosciuta? seconda parte Nella prima parte di questo articolo abbiamo visto come l'uso della rete da parte dell'utenza stia mostrando un'onda lunga verso il servizio piuttosto che verso l'acquisto. Se osserviamo colossi come Ford o la ora in gran voga General Motors notiamo poi come gli investimenti e le strategie relative ad internet siano principalmente rivolte all'ottimizzazione della produzione. Dal lato più incline all'e-commerce troviamo che chi "vende" ha sempre la spada di Damocle delle consegne a mettere un punto di domanda su ogni transazione (oltre oceano saranno messi meglio, ma il problema anche lì è corposo) - sono noti i casi di Amazon.com ed Ebay.com che sotto Natale rischiano di schiattare perché i siti sono così affollati da non funzionare e da far scendere le quotazioni di borsa - proprio come quando la Lazio perde e la società si svaluta... Ci sono quindi beni e servizi più adatti alla rete? Pare di sì - sfida per tutti sarà dunque inventare prodotti nuovi da prodotti "vecchi", e non per riciclare o rivoltare la frittata, ma per seguire le evoluzioni che la rete porta nel quotidiano. Un esempio ci viene da chi molti ce ne ha già dati, nel bene e nel male, Unilever. Questi padroni di mezzo mondo sono entrati in internet in modo del tutto particolare. Potevano inondare di banner tutti i siti esistenti, comprare i più grossi/migliori (non sono forse loro che hanno comprato gli studios che producevano le soap-opera che sponsorizzavano, perché così era più conveniente?) invece hanno tirato fuori, giusto per vedere come la rete funziona, reflect.com. Se già non lo conoscete, è un sito di cosmetica femminile. Qui le utenti possono, in modo semplice e intuitivo, con i concetti delle tendenze e delle inclinazioni riassunti in immagini, suoni e colori, costruire il loro make up personalizzato, che verrà poi realizzato secondo le specifiche indicate. Le possibilità di combinazioni offerte sono nell'ordine di decine di migliaia, la chance di avere un make up davvero esclusivo pressoché sicura. Certo, dietro c'è Unilever e tutto ciò che ne consegue in termini di "potenza di fuoco", ma il pensiero va a chi, grande o piccolo, ha delle risorse peculiari se non uniche e usa la rete solo per metterle in vetrina... Ieri, oggi e sempre la discriminante sarà la creatività - banale a dirsi, duro a realizzarsi, ieri oggi e sempre. Ancora più banale è notare come certe vecchie leggi funzionino benone anche per internet: capire di cosa c'è bisogno, realizzarlo con costi affrontabili, garantire servizi utili e semplici da utilizzare, offrire possibilità d'acquisto varie e sicure... dài, ma internet non era un mezzo tutto nuovo? Per i pigri e i miopi, sì. Gli altri si dividono in due: quelli che approfittano di pigri e miopi, e quelli che guardano avanti.
Esamino di coscienza? (M.M.) Link Il sito degli zapatisti del Chiapas. Una visita e si capisce perché a Washington si parla di "autostrade dell'informazione": quelle per farle bisogna disboscare, sradicare... Date: Tue, 21 Mar 2000 16:08:41 +010 Subject: fare testo N° O.3 ! A tutti il più virtuale ma sincero augurio di buona primavera! Mauro Mongarli, editor metereopatico faretesto #0.3 - 21marzo2000 Yahoo! ci dà ragione! Una conferma dei sempre più corposi orientamenti al business to business (B2B) piuttosto che all'e-commerce nudo e crudo visti nel nostro articolo "la rete - questa conosciuta?" ci viene nientemeno che da Yahoo!, che ha lanciato ieri "Yahoo B2B Market Place". Secondo Tony Surtees, vice presidente e responsabile commerciale del gruppo: "Yahoo B2B Marketplace unirà business di ogni tipo, permettendo a manager, piccole compagnie ed imprenditori di muoversi con efficacia tra siti, mercati, possibilità d'acquisto e scambio in internet, per trovare, vendere, comprare ciò di cui necessitano per governare con successo la loro impresa" Non si può certo dire che Yahoo! trascuri l'e-commerce e l'utenza comune (non si unirà forse con Ebay.com?) ma un'operazione del genere dimostra come il B2B sia una realtà già avanzata. Nemmeno a faretesto trascuriamo l'e-commerce, comunque. Rendetevene conto leggendo il prossimo articolo. (M.M.)
Online Shopping: alcuni dati e riflessioni - prima parte In Italia siamo portati a pensare che negli USA l'e-commerce sia una realtà che nulla ha a che vedere con la nostra per sviluppo, diffusione, capillarità. I dati per poterci fare un'opinione a ragion veduta sono però pochi, e quelli che ci sono appaiono poco utili. Riportando questa ricerca cerchiamo di dare un mezzo di difesa in più contro gli incensatori del web ad ogni costo e contro chi spaccia dati come dogmi. Spariranno anche loro, ma nel frattempo... Di seguito troverete un estratto dei risultati di un'indagine sulle modalità di acquisto online negli USA. La ricerca è stata pubblicata dall'istituto di ricerche statunitense Zona nel 1999.
Il campione Il campione testato contava 239 utilizzatori per lavoro e per diletto della rete, e indagava sul loro shopping online durante gli ultimi 60 giorni (primavera-estate '98). Il livello professionale del campione spazia dal medio manager al membro dello staff tecnico, dal senior management alla consulenza e al reparto vendite - tutti incarichi relativi alla famigerata IT (Informative Tecnology). Le aziende selezionate per isolare il campione hanno un fatturato tra il milione e il miliardo di dollari annuo. Ecco i risultati. Lo shopping online non è poi così frequente La prima domanda era: durante gli ultimi due mesi quante volte hai fatto shopping sul web? Per shopping si è definito anche il semplice guardare, "farsi un'idea", raccogliere informazioni per un eventuale prossimo acquisto - proprio come nel mondo "reale". Oltre un terzo del campione afferma di aver fatto shopping sul web circa una volta ogni 15 giorni, poco più di un quarto una volta alla settimana e un ulteriore terzo due o più volte la settimana. Questi numeri suggeriscono che quasi due terzi del campione fa shopping sul web almeno una volta alla settimana - dato di frequenza che, se posto nel contesto del complesso sistema che circonda ogni consumatore in quanto tale, mette il web sicuramente tra le ultime posizioni in una virtuale classifica dei posti favoriti dello shopping. Considerando inoltre la specificità del campione, è lecito suppore che utilizzatori della rete meno smaliziati potrebbero dare in un test simile risultati ancora inferiori. Solo una questione di facilità d'uso?
Lo shopping online è ancora difficoltoso per molti La seconda domanda recitava: visitando i siti per il suo shopping ha trovato difficoltà nel trovare i prodotti che cercava? Le risposte "difficile" e "estremamente difficile" hanno sfiorato il 30% del totale. Ricordiamo che il campione utilizza internet per la propria professione. Allargando con il pensiero il bacino d'utenza notiamo come il web fatichi molto a rispondere a quelle immortali leggi che parlano di come compratori ed acquirenti debbano incontrarsi per creare un mercato.
Molti acquirenti fanno shopping fino a che...mollano tutto La risposta a questa domanda e le conclusioni nel prossimo numero di faretesto. Link Ecco un link da aggiungere alla vostra collezione di siti-da-guardare-quando-non-se-ne-può-più-di-'ste-brutture-in-giro... Date: Thu, 23 Mar 2000 17:36:30 +0100 ! Con questo numero finisce la serie di numeri zero di faretesto. In fondo troverete tutte le informazioni necessarie per seguire gli sviluppi futuri della testata. Mauro Mongarli, editor faretesto #0.4 - 23marzo2000 Online Shopping: alcuni dati e riflessioni - seconda parte Molti acquirenti fanno shopping fino a che...mollano tutto "Quante volte, negli ultimi 60 giorni, avete smesso di cercare un prodotto sul web proprio per la difficoltà di trovarlo?" A questa terza domanda il 38% ha risposto mai. Il 42% da una a due volte, per la restante percentuale si va dai 3 agli oltre 10 tentativi abortiti. Questo è un meccanismo naturale anche nei negozi reali: spesso bisogna girare un po' per trovare quello che si cerca - a volte anche per capire ciò che si vuole. Ma l'ambiente è assolutamente diverso, ed è una diversità tutta a sfavore del web: il prossimo negozio dista solo un click, e i bookmark "sterili" sono più facili da eliminare di un negozio dove c'è del personale gentile o di un altro che sta in una bella strada o sotto casa. La direzione comunque intrapresa da molti siti per attirare/mantenere i clienti non sembra quella della fidelizzazione attraverso la qualità e la affidabilità del servizio - fattore fondamentale per favorire il ritorno di un cliente (acquisto formalizzato o meno). L'approfondimento sorge spontaneo: chi non trova ciò che cerca nei negozi sul web, dove continua la ricerca? Un terzo continua a cercare nel web, il 5% smette la ricerca del tutto e i restanti quasi due terzi cerca il prodotto agognato in un negozio reale o nei cataloghi di vendita per corrispondenza, negli USA molto diffusi. Le risposte sono spesso multiple, ad indicare che il web è considerato un luogo d'acquisto pari agli altri, di certo non superiore o privilegiato.
Conclusioni Pare evidente che fare shopping sul web non raggiunge i volumi, nè la frequenza di accesso nè la fidelizzazione dello shopping nei negozi reali. E' realistico comunque prevedere (la tecnologia corre, l'esperienza vola) che volumi similari siano raggiungibili a medio termine - almeno per determinati prodotti, che la frequenza di accesso ai siti raggiunga presto la praticità di recarsi di persona in un negozio, che i processi di fidelizzazione si affinino anche per il web e arrivino ad avere, come ultimo giudice, la selezione "naturale". La concentrazione, ormai altrettanto "naturale", dei servizi che i negozi hanno acquisito da decenni nel loro proporsi non sono ancora acquisiti per i web shop. I portali, i mall virtuali sono stati il primo tentativo "serio" in questa direzione: la loro evoluzione attraverso la specializzazione segnerà probabilmente i futuri sviluppi dell'e-commerce. Certo, di parole come sex, gratis, free, i nostri browser faranno ancora indigestione. Ma è questione di tempo: il B2B farà selezione dove magari domanda e offerta potrebbero potenzialmente permettere a molti soggetti di esistere. Esempio: alcune aziende bancarie hanno rilevato come la stessa operazione allo sportello con operatore costi loro 1.04 dollari, allo sportello automatico 0.38 dollari mentre online solo 2 cent. Oggi molti strombazzano di avere la banca online 24 ore su 24, ma quelli che con questo strombazzamento offrono solo la consultazione del proprio saldo, quel conto di prima faranno bene a farlo! Valore aggiunto, unicità, peculiarità della rete per svilupparne sulle su dorsali il mercato. E' un tornare a dire che la rete deve essere un mezzo e nulla più. Oscar Wilde notò come l'uomo abbia cominciato a patire la fame non appena inventate macchine per lavorare al suo posto. Paradosso fin troppo veritiero, ma internet può essere l'invenzione che riscatta tutto. Senza fare gli utopici, internet può essere la base per un mercato globale ma giusto, non drogato o in balia di speculazioni, anche se sembra una lotta persa in partenza. Un mercato dove nel formarsi di transazioni e pensieri la qualità desiderata del vivere determini la quantità e la differenziazione dell'offerta di beni e servizi, ovvero il nostro vivere quotidiano. E il bello è che tutto è nelle mani di tutti. (M.M.) faretesto chiude qui la serie di numeri zero Le pubblicazioni sono sospese: la carne ora al fuoco è molta, troppa per essere veicolata con questo formato. La ricetta scelta per cucinarla è di quelle semplici di una volta, quando la rete si usava per pescare e per fare gli italianisti e non dire gol. Lavoriamo ad un faretesto dedicato più all'analisi dei contenuti di internet che alla loro cronologia, orientato più allo scambio di idee che a quello di notizie. Un faretesto che sia utile a creare "e-conscience". Uno strumento vivo, se è vero, come visto nell'articolo qui sopra, che la rivoluzione da parte di quella benedetta e sarà (se ci sarà) nel campo del quanto bene vivremo, non tanto in quello del come vivremo. faretesto continua quindi a lavorare, nell'ombra del mondo reale, e offre spazi di collaborazione. C'è posto, e non c'è fretta. Mandate al vaglio della redazione (testim@pol.it) idee, utopie della rete, segnalazioni, conoscenze, il vostro curriculum professionale, domande senza risposta, domande mascherate da risposte - giusto perché le risposte, quanto a internet, non le ha ancora nessuno. Per questo anche il solo farsi le domande giuste significa fare testo. !
|