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26/6/2000
Alla ricerca del sacro C.R.A.L.
Pensieri sul lavoro e sulla "socialità incerta"
La velocità alla quale Internet sta accelerando il mondo del lavoro è un'arma a doppio taglio. Se da un lato ha reso l'economia più produttiva e portato maggiore prosperità, chi ci lavora incontra crescenti difficoltà nel mantenere i ritmi infernali che tanta velocità impone.
Orari più lunghi, lavoro a casa, responsabilità sempre più definite e indefinite insieme per ogni livello di impiego sono ormai la norma, non l'eccezione - e il lavoro, si sa, tende a prendere il sopravvento.
Molte aziende, che non definiremmo illuminate, ma semplicemente con gli occhi aperti per quanto riguarda la gestione del personale, si sono poste il problema di come alleggerire questo peso, evidentemente pericoloso per la loro produttività (importante, comunque, il vedere riconosciuto tutto ciò come un problema che tocca la sfera anche privata dei lavoratori di Internet). La soluzione? Stop alle restrizioni per l'uso privato della posta elettronica sul lavoro, servizi dedicati ai lavoratori sull'Intranet aziendale, telelavoro facilitato. Chiunque sia mai stato in una chat o in una mailing list sa che, almeno di giorno, tutti i partecipanti scrivono e partecipano dalla loro postazione Internet in ufficio. Non vogliamo prendere qui posizione sul fatto che ciò sia giusto o sbagliato: fatto è che spesso il check mail per leggere gli ultimi messaggi sulla mailing list di calcio o di altra passione può avere il valore di uno stacco per pausa caffé (certo c'è chi esagera nello stare lì delle ore, come dall'altra parte c'è chi esagera addirittura sanzionando l'utilizzo della posta elettronica per uso privato). Degno di riflessioni più articolate il fatto di dedicare spazio nell'Intranet aziendale a quel tipo di attività che tipicamente "distraggono" il personale anche durante il suo tempo lavorativo. Pagamento bollette, reperimento di servizi che rendono tranuqilla una giornata come quello di baby sitter, prenotazione biglietti, possibilità di stipulare contratti di assicurazione, mutui... una sorta di C.R.A.L., di dopolavoro organizzato ma "dentro" il lavoro molto più di quanto un C.R.A.L. sia mai stato. Molte sono le immagini che vengono alla mente, una per tutti la tipica organizzazione lavorativa giapponese, dove l'azienda gestisce gran parte della vita lavorativa e privata dei dipendenti, vacanze comprese. Tornando a bomba e cercando di ragionare obiettivamente, i vantaggi per chi lavora ci sono, e sono innegabili: ritmi folli investono tutta la giornata/la vita di chi lavora/vive a stretto contatto con Internet. I pericoli che si possono vedere si avvicinano, a nostro avviso, al grande filone della "socialità incerta", di quell'intrico di rapporti sociali che per stare tra il reale e virtuale e cercare di prendere il meglio da entrambi i mondi rischia di perdere la centralità della persona come riferimento. Non siamo pessimisti in merito. Ma vediamo sempre presente questo rischio perché notiamo quanta formazione ci sia in merito, quante istruzioni circolino, e quanti consigli (quante volte abbiamo letto come trarre il massimo dal telelavoro sulle riviste cosiddette femminili?) . Ma vediamo mancare forme e modi di educazione a tali forme ibride di tessuto sociale, evoluzione magari di quelle che si respirano nei C.R.A.L. di tante aziende, basati su passioni personali da condividere, o di dopolavoro organizzati come quelli delle Ferrovie - entità con una loro autonomia, animati da persone prima che dall'ufficio apposito. Speriamo bene, speriamo di non dover dire un giorno: chi lavorerà, vedrà.
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