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26/6/2000
Si scrive come si clicca? Lo scrittore Giulio Mozzi, nella foto, è una solida realtà del panorama culturale italiano di oggi, impegnativa occupazione che comprende l'essere il motore dell'affermata Piccola Scuola di Scrittura Creativa di Padova. Fra le sue ultime pubblicazioni troviamo il poema: "Il culto dei morti nell'Italia contemporanea", appena uscito per Einuadi, e la nuova edizione del "Ricettario di scrittura creativa", scritto con Stefano Brugnolo per Zanichelli. - La prima domanda è classica: il tuo modo di scrivere risente di Internet, in qualche modo? - I siti dove è possibile pubblicare il proprio romanzo nel cassetto ormai non si contano più, per non parlare della facilità di pubblicare in proprio. Secondo te tutto ciò porta avanti "lo scrivere" o aumenta solo lo scriversi addosso di un popolo che tende a leggere solo quello che scrive? Faccio un'affermazione di principio: l'origine della scrittura è nel lettore. Se non c'è lettore, la scrittura nemmeno esiste. Quanto ai siti dove si può liberamente pubblicare, ho il sospetto che non li guardi nessuno. Il problema è che su un milione di persone che si affacciano nel Web, forse mille ci si sanno muovere con la stessa agilità che tutti abbiamo quando, per dire, ci muoviamo nel supermercato. Quindi trovare ciò che si vuole è difficilissimo, farsi trovare da chi si vuole è difficilissimo. Io scrivo sempre nello stesso modo. Nelle comunicazioni "private" uso una lingua più libera, com'è ovvio e naturale. Nei messaggi SMS, il vincolo della brevità è interessante: si gioca a dire più cose possibile in 160 e più caratteri... Mediamente, direi che le e-mail che ricevo non sono scritte né meglio né peggio delle lettere che ricevo per posta. Ma bisogna considerare che i miei corrispondenti sono generalmente persone che usano molto la scrittura, per lavoro o per piacere. *** Vedere i vincoli della comunicazione come stimolo è comune tra chi ha un approccio professionale al linguaggio. Meno lo è per altri, che si trovano per questo a "subire" Internet, a viverla secondo input altrui, e a non trarne quanto potrebbero per i loro interessi. Sempre queste persone sono fra le più soggette al "terrorismo informativo" di cui Mozzi parla nell'intervista (scriviamo "fra" in quanto molti, grazie a queste efferate azioni, da internet si tengono alla larga "sulla fiducia", diciamo così). Meditiamo su questo, se ci sentiamo culturalmente elevati perché stiamo più tempo collegati in rete che davanti al televisore.
(a cura della redazione. La fotodi Giulio Mozzi è di Elisabetta Canevarolo) |