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21/6/2000
Pop! Cosa bolle nella bolla del Nasdaq? Le difficoltà borsistiche dopo il crac di inizio aprile e gli assestamenti vari dei titoli della sedicente nuova economia non dovrebbero lasciare stupito nessuno. Nel nostro piccolo, quando è successo ilpatatrac, stavamo incrociando qualche riflessione su alcuni dati arrivati in nostro possesso. Il primo riguarda alcune dichiarazioni del presidente della Primus Associates, una delle aziende più in vista tra le "cacciatrici di teste" specializzate nello scovare e piazzare i migliori manager dell'Information Tecnology (IT). In sintesi, il signor Mittman rivelava le difficoltà di far fronte alle richieste di specialisti nell'executive da parte delle aziende .com. I manager più abili, in pratica (e da un bel po') tendono ad ignorare bellamente le offerte di quelle .com che non offrono stock option "sicure"(praticamente tutte) e/o non hanno ben avviato il loro consolidamento economic (praticamente nessuna). Le start up,poi, ora come ora non vengono quasi prese in considerazione. Altro colore da mettere nel quadro: il business to business sta diventando il settore trainante in modo così veloce da mettere le aziende .com (generalmente consumer oriented) in grave affanno anche sotto l'aspetto tecnologico, forzandole ad impegni economici sempre più crescenti per mantenere quote di mercato, visibilità e clienti. Quindi le .com scoppiate il 4 aprile si ritrovavanoda un pezzo a correre in salita e senza i migliori piloti - teniamo fuori dal computo, ma pensiamo non siano molti, chi, come Amazon.com, ha la forza per investire nel suo futuro 2 dollari per ogni dollaro che ricava. A tutto ciò aggiungiamo i dati di uno studio della PriceWaterHouse, che evidenzia come le compagnie USA che fatturano almeno un miliardo di dollari l'anno stiano entrando con i piedi di piombo nel mondo web: più di un quarto di queste hanno la voce "e-commerce" appena a livello progetti. Altri dati: Il 40% di queste aziende può ricevere ordinazioni per via elettronica, ma meno del 30% è al momento attrezzata per effettuare la transazione fino al pagamento. Ci rendiamo conto da ciò (e supponiamo che molti altri dati possano essere a favore di questa tesi) di come sia lento, per molte multinazionali, l' adeguarsi alla economia sul web in modo (per loro) corretto e soprattutto senza danneggiare gli equilibri di produzione e distribuzione spesso raggiunti con notevoli sforzi. E un giovane talento dell'IT non farà fatica a notare come compagnie del genere possano offrire garanzie di carriera e guadagni ben diversi rispetto ad una start-up d'assalto. Vi invitiamo perciò ad osservare tutto ciò dall'ottica del mercato del lavoro. Se i movimenti di capitali influenzano i movimenti dei cervelli secondo schemi fin troppo noti, quale evoluzione ci si può aspettare nell'ottica di nuove opportunità che non siano in mano a speculatori e a pensionati ignari che, soldino dopo soldino, mettono a disposizione involontariamente i capitali per affossare l'eventuale imprenditorialità di figli e nipoti? Non facciamo il tifo per le aziende .com che ora sembrano in difficoltà serie e crescenti, nè per altre realtà in particolare. Sosteniamo però chi in internet vede la possibilità di rilanciare quella libertà in disuso che permette di scegliere tra cavoletti e gelato, non tra 465 tipi diversi di triste bistecchina grigia. Ed è per questo che auspichiamo un ridimensionamento del fenomeno speculativo sui titoli relativi ad internet, che di costituzione sono purtroppo soggetti ad avere come meccanismo di regolazione crac e controcrac in Borsa. Ne guadagnerà in primis la circolazione delle idee e la crescita di un mercato dove queste abbiano valore per quello che sono - pensiamo ciò in quanto ottimisti per natura, non perché abitiamo su Marte. (M..M. )
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