Caramelle
"Caramelle!" All'inizio è un Grido, non c'è quasi volontà di articolare la parola. E' ripetuto in modo ritmico violento, si staglia nel pomeriggio afoso. La gola è sfruttata a fondo, non tanto per dare volume quanto per dare massima distorsione al suono. Non arriverà a tre anni, ma usa tecniche avanzate. Tre minuti. Riprende fiato, ma continuando con lo stesso ritmo serrato. Ora articola meglio, si capisce bene la richiesta, "caramelle". Lo sento (la sento?) che si sposta nel giardino. forse ha trovato di che distrarsi. Il grido è ora sommesso, sovrappensiero. Ripiega su se stesso e si guarda. Poi si rialza di scatto: evidentemente ha ritrovato un bersaglio umano. Le caramelle tornano ad essere incomprensibili, ancora meno di prima. Perfino il ritmo cresce: è un minito terribile. Mi chiedo come il bersaglio possa sopportare un piccolo umano al massimo del volume a distanza presumibilmente molto ravvicinata. Il grido ora viene scandito polemicamente, e si percepisce silenzio d'agosto tra le sillabe sparate singolarmente. Fra queste si insinua un adulto tranquillo, che dice qualcosa e d'incanto trasforma le caramelle in un pentolino che borbotta. Le caramelle sono arrivate o il piccolo si è rassegnato. Il quartiere ringrazia.