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10/02/2001

faretesto ritorna!

Ricco e spietato come il Conte di Montecristo,
faretesto riprende gli aggiornamenti.

In redazione abbiamo fatto qualche ragionamento, e abbiamo visto come le risorse e le attenzioni che la prima rivista di punteggiatura in rete attirava fossero ben più vaste del tema "internet", e premevano per essere considerate nel novero della comunicazione a 360°.

L'abbiamo letto come una necessità vera e propria. Internet avrà comunque un ruolo importante, ma la Comunicazione sarà la protagonista. Sarà vista in modo ampio ma non generico. Si cercherà di fornire, al solito, elementi di punteggiatura per comunicare con un mondo dove la punteggiatura tende ad essere un optional (punti esclamativi a parte) invece di un utile attrezzo per l'organizzazione e l'espressione delle persone.

Troverete una nuova veste grafica e nuovi spazi, già altri sono in preparazione.

Gli aggiornamenti saranno effettuati più o meno ogni quindici giorni. Se volete essere avvertiti, non avete che da chiederlo, e vi sarà mandata una breve email (i vostri indirizzi saranno utilizzati solo a questo scopo, a norma di legge).

Fateci sapere!

Mauro Mongarli,
web editor

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17/12/2000

faretesto sospende ancora le pubblicazioni

Era previsto dal piano editoriale, fare il punto della situazione a dicembre, e possiamo dire di aver raggiunto felicemente gli obbiettivi che ci eravamo prefissi la scorsa primavera: farci conoscere piano ma bene, avere qualcuno che poi ci legge, qualcuno che ci apprezza e che magari fa girare il nostro indirizzo web.

L'idea iniziale si è rafforzata: proporre elementi di punteggiatura per leggere, utilizzare, capire meglio internet ci sembra sempre più importante - il panorama dipinto dall'ultimo Parentesi non vi sembrerà così fosco, se lo leggerete con un minimo di coscienza di cosa significhi essere online, per voi. Ed è proprio a quella "coscienza" che faretesto cerca di proporre s/punti di vista che a volte un po' difficile trovare altrove.

Non sappiamo dire quanti siete, con precisione. Il feedback c'è, ma non è massiccio - siete dei lettori silenziosi, per la maggior parte. Facendola corta, è nostra intenzione entrare nel nuovo millennio con le spalle un po' più grosse. Vorremmo aggiornarci con cadenza mensile, in modo più organico e darci una base redazionale un po' più larga, ma con calma: è probabile che questa che scorrete sia l'ultima edizione per qualche tempo. Nel frattempo, ci piacerebbe sapere cosa di "questo" faretesto più vi piace e cosa sperate di non rivedere più. Idee e collaborazioni ragionate saranno prese in considerazione con tutta l'attenzione possibile - scriveteci comunque: testim@pol.it

E non spendete tutta la tredicesima online, mi raccomando (comunque, faretesto non è che vi spia... anche per questo si fa voler bene, no?).

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17/11/2000

A me m'ha rovinato la guera.. (Petrolini)

Una piccola riflessione. Ricordate gli anni della guerra fredda, quando l'Europa era piena zeppa di missili nucleari (lasciamo stare se e quanti ne hanno tolti) e si parlava di "teatro europeo" per un eventuale conflitto qui dalle nostre parti, che non diventasse quindi una guerra totale?
Bene. Ci pensavo proprio mentre alla radio sentivo il resoconto dell'ennesima giornata di sangue tra israeliani e palestinesi. Ora: sicuramente lo scontro conoscerà anche un livello informatico, via Internet. Dati, informazioni segrete... Quanto si può considerare "teatro locale" una guerra online tra due paesi belligeranti? La struttura di Internet quanto può ritenersi al sicuro da attacchi che possono benissimo aver poco a che fare con quelli degli hacker, e non parlo di bombe "fisiche"? E soprattutto, se la cosa è venuta in mente a me sarà venuta anche ad altri: perché non se ne parla? Forse una parte della risposta è nella rubrica Parentesi di questa edizione... ma speriamo di no.

6/11/2000

Io non parlo così, io non sono così.

Un paio di editoriali fa esprimevo la volontà di faretesto di prendere il termine "virtuale" sotto la sua protezione. E' una parola in precoce disuso, che molto potrebbe ancora dare.
Prendiamo spunto da recenti avvenimenti di cronaca: i noti, inventati episodi di pestaggi di professori e rapimenti di imprenditori sono stati definiti "falsi", "finti". Tanto inesistenti che quel professore con la barba è riparato in Sudamerica in attesa di processo, mentre l'imprenditore di Mondovì tituba addirittura nel farsi vedere in faccia, al momento in cui scrivo. "Virtuale" definirebbe meglio quanto successo. Darebbe profondità al gesto estremo di quelle persone, che si trovano ridicolizzate quando più avrebbero bisogno d'aiuto, quando cioè la realtà passa alla cassa.

"Virtuale" potrebbe dare una prospettiva più umana, definire uno spazio diverso dove la realtà e le intenzioni che la animano, a volte in modo schizoide, possano incontrarsi e studiarsi.

Questa virtualità è il posto che Internet potrebbe essere se, nelle sue espressioni più diffuse, non continuasse ciò che la televisione ha iniziato creando un universo autoalimentante e autosufficiente. Internet rischia di rendere questo l'unico universo esistente, perché la rete porta con sè una dimensione intima nel presentare i fatti, una dimensione con un che di completezza che non fa nascere il bisogno di un confronto, ma solo quello di una conferma - che si potrà avere presto solo a pagamento.

Pensate ai maggiori portali: non danno forse la possibilità di ricevere solo le notizie che interessano? Vendono questo servizio come aiuto alla selezione di informazioni e notizie, mentre in realtà preparano la tua nicchia di mercato sulle tue misure e suoi tuoi appetiti di consumo per renderti unico. Un coglione unico che pensa di essere libero perché può scegliere tra quindici automobili per le sue esigenze, mentre potrebbe benissimo pensare di scegliere tra un'auto e qualcos'altro - ma non è libero dentro per farlo. Perché si picchia e si sequestra ogni giorno della sua vita.

Mauro Mongarli, editor

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24/10/2000

Prosciutto di Praga

Nei giorni scorsi ho avuto modo di rivedere, tutti interi, alcuni amici che avevano partecipato alle manifestazioni di Praga contro la riunione annuale del Fondo Monetario Internazionale. Fra le varie impressioni raccolte da Stefano e Valeria, che ringrazio, spiccava l'importanza di Internet nel facilitare non solo organizzazione e collegamenti del cosiddetto "popolo di Seattle" a livello planetario, quanto nel determinare coesione negli intenti pur mantenendo e rispettando differenze culturali e sociali dei diversi gruppi partecipanti. A mio avviso questo è un lampante simbolo di come la rete sia matura come mezzo di comunicazione, e di come non abbia bisogno di porsi in alternativa ad altri mezzi. Un esempio facile per fugare il dubbio di banalità di quanto affermo: nel mondo tv cosa si è visto degli scontri? Manifestanti che hanno sfasciato le vetrine di un McDonalds. Nessun commento, se non trattato come folklore, sulla creatività dei gruppi e sulla stragrande maggioranza pacifica che ha fatto sentire la sua voce. Ora: le migliaia di occhi che in loco hanno visto parlare gli sfasciatori prima e dopo l'azione al McDonalds con ufficiali della polizia ceca, quante possibilità hanno di farsi sentire e di avere pari dignità delle fonti ufficiali nel sommario di un telegiornale occidentale (alcuni giornali cechi hanno pure riportato la notizia)?Forse nessuna. Se l'argomento vi interessa, date un'occhiata a questa pagina web: http://www.prague.indymedia.org/display.php3?article_id=1976. E non prestate ascolto a chi vi dice che ormai in Internet per l'eccesso di materiale presente non si trova più nulla e che c'è solo un gran casino. Se lo pensate, toglietevi il prosciutto dagli occhi, leggete i due punti di questa settimana e guardate un po'chi è d'accordissimo con voi. Poi magari fate una carezza ai vostri bambini, distoglieteli da disney.com e parlate loro di tutto questo. Potete anche omettere che quella è la carezza di faretesto.

 

Mauro Mongarli, editor

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16/10/2000

Bau!

Ormai anche i più scettici hanno tutto sotto agli occhi: Internet sta per morire. Risorgerà più bella e più superba che prìa e, come quella famosa morte, avrà i nostri occhi. Quelli che perderemo sui minischermi di supertelefonini? Quelli che sorprenderemo sempre più pigri su quegli schermi televisivi prossimi venturi che ancora non sappiamo immaginare? Quelli che dai monitor di computer ancora stranamente costosi osserveranno la lotta per vincere nel nostro segmento di mercato. Quale? Ha un nome e un cognome preciso, il mio nel mio caso, il vostro nel vostro. Tutto va verso la nostra elevazione da misero consumatore a Mercato di Nicchia, purché sia Nicchia Globale.

E tutto sta diventando sinistramente reale. Notato come il termine "virtuale" sia in crescente disuso? faretesto continua a scrutare l'orizzonte e a proporre la sua punteggiatura per muoversi in rete. E prende sotto la sua ala protettrice il termine "virtuale": lo vuole vivificare con iniezioni di fantasia e riflessione, perché molto può partire ed essere deciso dal basso, in rete. Quel basso che sa rovesciare le situazioni, le sa far evolvere in modo vivibile e sostenibile.
Perché in quest'epoca, come sempre, del resto, per campare in pace con noi stessi, dobbiamo fare in modo che sia la coda ad agitare il cane.

Mauro Mongarli, editor

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13/7/2000

Il grande bordello

Sì, lo so, Internet è un gran bordello, non ci sono più i siti di una volta e di questo passo signora mia. Basta: parliamo di televisione! Anzi, parliamo del Grande Fratello, che promette di spaccare mari e monti su Canale 5 facendo leva sulla morbosità dello spiare delle persone chiuse in casa 24 ore al giorno (se volete saperne di più, cliccate qui). Ora, lasciando pure da parte il grande flop della versione USA (da 22 milioni a 6 in dieci giorni, cosa tutt'altro che strombazzata) soffermiamoci su come il Grande Fratello verrà proposto. In Italia, su Canale 5 in orari di punta, su Stream qualcosa di più e sul sito confratello Jumpy tutte le parti sporche. E qui il campanello suona. Finalmente! La sinergia, come si diceva una volta! Internet acquista dignità multimediale o la fa guadagnare alle tv più o meno generaliste e/o a pagamento? Finalmente il voyerismo verrà sdoganato e nessuno si vergognerà più a comprare le riviste porno? O più semplicemente Internet arriverà prima di quanto si pensasse al livello di serata-Raiuno-TG1-Sanremo-tutti-a-casa? E' un momento cruciale per la rete delle reti?
Io mi ricordo del momento cruciale del lancio della "tv interattiva" in Italia. Ne fu mentore e garante la massima autorità nazionale in materia, Mike Bongiorno. Erano i mesi fra il '93 e il 94. In un suo programma, Bongiorno lanciava il quiz per i telespettatori. Basta con le cartoline, con il cercare di prendere la linea e tutti gli svantaggi e le scarse possibilità di questo sistema antiquato. Nasceva il Quizzy, un apparecchietto simile ad un telecomando che costava qualche misera carta da diecimila e permetteva, digitando il codice della risposta scelta vicino alla cornetta del telefono collegato con un numero a pagamento, di sapere subito se si aveva vinto. Nel caso, partiva garrulo un cicalino ricordante l'Inno alla Gioia di Beethoven. Signori, l'interattività, il futuro.
Che tempi eroici: bastava una scatolina con tutte le risposte memorizzate per fregare/illudere/lanciare in un futuro indefinito milioni di persone. Ora, bisogna scegliere 20 persone, promettere loro un sacco di soldi, ficcarle in un appartamento sigillato, riprenderle per tutto il tempo, distribuire il girato in tre supporti (tra cui Internet, mica si sta qui a giocare) e si vende tutto a caro prezzo, perché lo vuole la gente.

Che sia mica solo Internet ad essere un gran bordello?

Mauro Mongarli, editor

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5/7/2000

Seconda Comunione

Spesso, fra i vari corsi post laurea e affini, troviamo proposte formule come Internet Information Management, Content Manager Resource, Master OnLine Communication, Web Analyst Manager e via maneggiando. Cosa significa tutto ciò? Più o meno "gestione delle informazioni di/da Internet". Ora: potete immaginare qualcosa di più vago? Se è vero che la scuola non prepara alle professioni online magari è anche perché uno si iscrive ad un corso poco chiaro già nel titolo. Ma non è da queste parti che voglio andare a parare. Vorrei solo mettervi una pulce nell'orecchio: i contenuti e le informazioni che il web veicola e che diventano merce da analizzare, ottimizzare, misurare, comprendono anche la conoscenza, nel computo? Per conoscenza intendo qui il valore che le persone che utilizzano Internet attribuiscono alle informazioni e alla comunicazione, e le diverse modalità con le quali ne traggono vantaggio. Beh, la risposta è molto spesso sconsolante.

Ancora troppe volte, per ottenere via web un'informazione che potremmo ottenere facilmente in altri modi, anche via numero verde della stessa azienda, ci viene richiesto brutalmente ogni tipo di informazione personale. Se è vero che si sta passando dalla Comunicazione alla Comunione delle conoscenze, delle informazioni, delle esperienze, molti soggetti sembrano essere fermi al "dimmi chi sei, che io ti vendo quel che mi pare tu voglia". Tutte polemiche che ora stanno nel gran calderone della tutela della privacy - argomento di sacrosanta attualità ma dal quale, in questi casi, andrebbe scorporata l'ignoranza e la scarsa apertura mentale e imprenditoriale di molte aziende che, molto italianamente anche nel resto del mondo, tirano sempre ad aver l'impressione di essere più furbi degli altri.

E' un po' la sindrome da Auditel, se vogliamo: l'importante è avere a disposizione dei dati, e che tutti li considerino attendibili. Dopodiché, via ad investimenti e strategie online, sempre dritti per raggiungere l'obiettivo. Che sarà spesso raggiunto e rispetterà previsioni che sarà bello esibire come azzeccate. Ma saranno sempre piccole cose, anche quando enormi, rispetto a quello che sarebbero potute essere con un po' di coraggio in più e maggiore volontà nel mettersi in gioco. Molti, anche nell'e-commerce, continuano ad accontentarsi del poco che possono succhiare con disprezzo e spocchia da profili mal studiati, a giudicare da come vengono utilizzati.
Quanto alla Comunione, quindi, al massimo una Playstation in saldo (l'orologio? Ma vivete proprio nella old economy!).

Mauro Mongarli, editor

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27/6/2000

Cultural stereotypes

Stereotipi culturali. Negli USA, patria del politically correct, è forse la miglior definizione alternativa di razzismo (racism). Sto parlando di Internet, e di chi ci lavora. Pare che le minoranze etniche e le donne impiegati nel settore web siano discriminati mica poco.

Alla grande, costante crescita del numero di persone formate e abili a mansioni nell'Information Technology (IT) tra le donne e le minoranze etniche non corrisponde una eguale crescita nella forza lavoro - il paragone è la crescita media degli stessi gruppi etnici negli altri settori economici.
Due cifre: gli afroamericani, il 10% della forza lavoro totale, rappresentano solo il 5% dei programmatori. Gli ispanici hanno percentuali simili. Ora: quanto si perde nel non mantenere vive e ben rappresentate tutte le componenti di una società in un'attività che è praticamente solo comunicazione?

Il problema pare si riproponga in modo ancora più grave ai livelli dirigenziali: direttori, manager... le differenze percentuali si aggravano.

Secondo la Web-training Company, di Plainview, NY, un riferimento nella formazione di personale per il web, la tendenza è di giustificare tutto ciò sottolineando come afroamericani ed ispanici siano legati ad un'immagine che li vede primeggiare nello sport e nell'industria dell'intrattenimento, dando così l'impressione di non riuscire altrettanto bene in cose "tecniche". Una balla? Una castroneria? Allora vi rivelo che la curva negativa poc'anzi definita per afroamericani ed ispanici non vale per gli asiatici, che vantano una bella riga di luoghi comuni illustranti grandi abilità tecniche, in particolare nel settore informatico.
Negli USA, comunque, il problema, se così lo vogliam chiamare, è quello dell'abbondanza di forza lavoro, se si possono fare di queste "sottili" distinzioni.

Dove questo problema non c'è è nella vecchia, cara Europa... Il grido "c'è bisogno di forza lavoro straniera!" sembra giustificarsi in modi anche opposti - dipende da chi lo lancia. E per l'euro-web? Mah. Speriamo molti capiscano che "stereotipi culturali", parlando di Internet, non vuol dire finta multicultura ma vero monoconsumismo.

Mauro Mongarli, editor

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21/6/2000

faretesto: cafoneria o strumento?

Mentre faretesto cominciava a prendere la sua forma web, una bella mattina andai a prendere i giornali in un'edicola per me nuova. Nella mazzetta "il manifesto", da qualche tempo a 2000 lire, unico fra i quotidiani. L'edicolante, bruscamente gentile, mi chiede: scusi, il manifesto quanto viene? Duemila, rispondo. E' sicuro che non sia l'anno, mi dice, guardi bene. Mostro il giornale, tutto ok. La stessa cosa mi è successa poi in un Autogrill, e con il sostituto della mia abituale edicolante. Una sera, nel dormiveglia, ho realizzato le metafore di quei momenti: il definitivo passaggio del Duemila da incubo a data, l'interscambiabilità tra tempo e denaro (money is time?), la suprema indifferenza a tutto ciò degli edicolanti che veicolano il tutto. Da qui, un vortice di pensieri: su come Internet aiuti a creare incubi più o meno finti, su come il tempo sia ormai da quotare in Borsa, su come chi veicola i contenuti sempre più se ne fregherà di questi in quanto tali.

faretesto nasce così, dalla fase R.E.M. mia e dalla redazione, che mescola esperienze, confronti e ragionamenti. faretesto è farsi testo - costruire una propria opinione su cosa può essere la rete delle reti per noi, per lasciare fuori dalla porta luoghi comuni, fisime e tutto quanto fa spettacolo ma per qualche motivo non ci va. È avere informazioni varie, qualche approfondimento, pareri, qualcosa a nostra misura per prendere le misure. Nessuno nasce internettato - non ancora.
Lasciamo ad altri il fare testo come essere un riferimento per gli altri prima che per se stessi, e tutta la cafoneria che ne deriva.
Sì, siamo degli egoisti. Prima noi. Poi, ogni volta che vorremo condividere o far conoscere un punto di vista sul web lo metteremo in questo sito e ne parleremo con chi vorrà ascoltarci.

faretesto, dunque: punti di vista su Internet che nascano dalle persone. Idee che riflettano una realtà che personalmente sono stufo di sentir definire virtuale, se penso a quanto sia ormai parte integrante della vita più spicciola.
Come andare a prendere il giornale.

Mauro Mongarli, editor

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faretesto: cafoneria o strumento? 21/6/2000

Cultural Stereotypes 27/6/2000

Seconda Comunione 5/7/2000

Il grande bordello 13/7/2000

Bau! 16/10/2000

Prosciutto di Praga 24/10/2000

Io non parlo così, io non sono così 6/11/2000

A me m'ha rovinato la guera...17/11/00

faretesto sospende ancora le pubblicazioni 17/12/2000

faretesto ritorna! 10/02/2001