Welcome to Adobe GoLive 4 Questo articolo di Luca Sofri, segnalatoci dal carissimo Enrico Porro di Milano, è apparso su "la Repubblica del 13 febbraio scorso.

Ecco la storia dei gattini bonsai. Molti la conoscono già, perché hanno
ricevuto almeno una volta dei messaggi email che la raccontano.

La storia è questa: un sito web chiamato Bonsai Kitten offre in vendita ai navigatori un
prodotto originale e rivoluzionario, mici che restano sempre cuccioli dopo
essere stati cresciuti in vasi di vetro. Il sito è complesso e ben
costruito. Aprendolo si viene accolti da un lamentoso miagolio pigolante.
Alcune foto mostrano la produzione delle merci viventi, di cui si spiega il
metodo. Quando hanno ancora poche settimane di vita, i gattini hanno le ossa
ancora molto morbide e malleabili. Introducendoli in contenitori di vetro di
vario genere, si può adattare la loro crescita alle forme desiderate e
mantenerli di dimensioni ridotte e gradevoli, una volta rotto il
contenitore. Il metodo è raccapricciante a dirsi e a vedersi, ed è
illustrato da consigli altrettanto spregevoli su come liberarsi dei gatti
morti, come gestirne le feci, eccetera.
A dicembre il sito ha conquistato qualche notorietà, tramite il passaparola.
Naturalmente, nel giro di pochi giorni, ha scatenato un diluvio di reazioni
indignate che hanno attraversato tutto il web. Alcune associazioni
animaliste hanno scoperto che era ospitato sul server del Massachussets
Institute of Technology e ne hanno ottenuto la chiusura. Ma dopo pochi
giorni le pagine sono resuscitate altrove. A quel punto, una ricerca più
accurata ha mostrato che tutta la storia dei gattini bonsai era una bufala.
Se l’era inventata uno studente del MIT in vena di goliardiche provocazioni
web, costruendo l’idea e — si spera, ma non è stato chiarito — creando le
illustrazioni al computer. Ma, come è normale, l’incredibile si propaga più
rapidamente del credibile, e lo scandalo per la agghiacciante trovata si è
moltiplicato per tutta la rete. Per quanto mendaci, pagine e testi sono
effettivamente odiosi e crudeli, e gli amanti dei gatti su Internet sono
agguerritissimi.

Dieci giorni fa il sito è stato segnalato con scandalo da un quotidiano
italiano, (il Messaggero, ndr) ignaro che si trattasse di un falso, benché la rete ospiti diversi
articoli che lo spiegano. E così la catena delle email che invitano a
boicottarlo, distruggerlo, mandare petizioni, eccetera, si è scatenata anche
da noi. Nel frattempo, dopo che il sito è stato chiuso ancora e di nuovo
riaperto su un altro server, negli Stati Uniti la questione ha preso pieghe
criminali. L’FBI di Boston ha lanciato un’indagine cominciando con
un’ingiunzione al MIT di consegnare ogni informazione sull’autore. E la
battaglia ha fatto un salto di qualità, Da una parte è nato un gruppo di fan
della burla e della libertà di espressione in rete, che irride il delirio da
political correctness che avrebbe infettato anche l’FBI e invoca il Primo
emendamento. Dall’altra schiere di visitatori inviperiti che, ignari o no
del falso, depositano messaggi e insulti sul sito e chiamano alla protesta.
Evidentemente i sostenitori della bufala sono i primi entusiasti
dell’agitazione che ha provocato. Come avviene con le catene di Sant’Antonio
online che annunciano virus inesistenti, o telefonini gratuiti, o grandi
complotti Microsoft, cercare di interromperle è come svuotare l’oceano con
un secchiello. Si spengono e poi risorgono dal computer del primo ignaro
benintenzionato che vi si imbatte a distanza di mesi. L’anno passato circolò
diffusamente una richiesta di aiuto medico – vera — per una ragazzina che
risaliva a due anni prima, e il problema era già affrontato e risolto. Ma
intanto una nuova ondata di aiuti e segnalazioni si era mossa. La storia
della piccola Jessica, invece era falsa: l’American Society of Cancer
diffuse una nota in cui avvisava di non mandare soldi per curarla da un
tumore all’indirizzo che circolava via email. La società di telefonia
Ericsson dovette pubblicare, sempre l’anno passato, una smentita ufficiale a
una falsa offerta promozionale che prometteva cellulari in regalo e che
stava infestando la rete. Un documento contraffatto riferito ai responsabili
TotalFina che suggeriva come mettere a tacere la verità sull’affondamento
della nave Erika e la sua marea nera, suscitò un putiferio in Francia.

La storia dei gattini bonsai mostra che i livelli di creatività e sgradevolezza
stanno crescendo rapidamente, e non la diffidenza.