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HO BISOGNO DI QUALCOSA DI CALDO
di Mauro Mongarli Enrico è solo su un lato della scena. Piedi nudi, jeans e maglietta. E illuminato solo lui, seduto ad un tavolino con due sedie, con un piattone fumante di risotto alla zucca e un telefono con segreteria. Sullo sfondo sono presenti un angolo cottura, un letto. Al centro del palcoscenico si intuisce -non illuminata- la figura di una bicicletta. Enrico: (rivolto al pubblico) - A me il risotto alla zucca fa sesso. Voglio dire, la zucca mi arrapa da morire, mette a dura prova l'elastico delle mie mutande. (con la bocca piena fa un gesto come a dire: guardate un po se non è vero. Compone un numero al telefono) - Tilli? Tilli sei tu? - Tilli (vocetta un po stridula, volgare, da finta oca, con tanta cattiveria e amarezza ben nascoste ma intuibili): - Oh, è un po' che non ti fai sentire, Enrico...- Enrico: - Sì, ho avuto parecchio da fare. Quando ho lispirazione mi butto a pesce a scrivere, lo sai ... - Tilli: - Sì ma non si fa così. Una volta che andavi a pisciare dovevi ricordarti di Tilli e chiamarla... - Enrico (in tono esplicativo, rivolto alla platea): - Tilli è così fine che le succede di parlare in terza persona- (al telefono) - Eh, la pipì non mi basta. Per pensare a te...- Tilli (comincia a fare la voce bollente): - Stai in bagno un'ora a pensarmi, vero Enrico? - Enrico (dando fondo al risotto): - Sì... - Tilli: - Poi ti dai un po' da fare...- Enrico (rivolto alla platea, spoetizzato, quasi sbottando): - Perché farmi una sega? E' più facile chiamarla. Ma non ci arriva? (al telefono) - Mi viene, ma ho troppo da lavorare - Tilli: - Non ti piaccio più - Enrico (ormai tuttaltro che eccitato, alla platea): - Che cretina. Ma non è tutta colpa sua. Non sa che le sto proponendo una notte incredibile per via del risotto (a se stesso) Respiro profondo. Voce da letto. (a Tilli) Vieni subito, che ne parliamo - Tilli (frizzantina): - In mutande?- Enrico: - Se non le hai non occorre che le metti - Enrico riappende. Di nuovo eccitato, canticchia un allegro di Mozart mentre mette via il risotto e riordina le due sedie attorno al tavolino. Tilli arriva, gli si presenta davanti. E vestita come la puttanella che è. Il dialogo che segue è molto sincopato, recitato quasi a scatti, nei tempi. Tilli (giuliva) - Enrico, andiamo un po fuori? - Enrico: - Perché no? (alla platea, velocemente) Io la tromberei sullo zerbino, ma siccome so che Tilli con due dita di fragolino in corpo diventa una vera puttana, assecondo. Tilli: - Ti va una pizza?- (si illumina un altro punto del palcoscenico, ed appare una bicicletta, appoggiata su dei rulli. I due mentre parlano ci si siedono. Enrico comincia a pedalare con Tilli seduta sul ferro) Enrico (con poco entusiasmo): - Vada per la pizza (alla platea) Il fatto è che la pizza non lega molto con la zucca. Ci sono le pizze alla zucca, sì, ma non sono granché, come Tilli da sobria - (a Tilli) - E se invece ci facessimo fuori un po di polenta col lardo da Franco? - Tilli: - Mm. Dai Enrico: pizza e un litro di fragolino a testa. Che ne dici? (mette le mani sullinguine di Enrico) Enrico: - Dico togli le mani dal pacco, o cascheremo dalla bici (alla platea) Vado sempre a donne in bici. Mio nonno andava a puttane in bici e con un anguria, e non ha mai preso lo scolo - Per qualche secondo Enrico pedala assorto. Tilli: - Ma che hai Enrico, pensieri? - Enrico: - Pensavo alla nostra ultima volta.- Tilli: - Oh. Saprò rifarmi, amore. Non mi addormenterò più- Enrico (fra sè): - Non col mio cazzo in bocca, almeno- Enrico pedala per qualche altro secondo, poi smette. Entra in scena il parcheggiatore, tipico buttafuori grasso, tatuato e scalzo. Parcheggiatore: - Parcheggio Harley di qua.- Enrico (risentito): - Hai poco da prendere per il culo, nino. Dai un occhio alla bici come se fosse mia, mi raccomando - Parcheggiatore: - Hei, quel tumore a raggi un altra volta te lo metto per dentiera. Ringrazia che sei con Tilli - Enrico e Tilli entrano nel locale riattraversando la scena e sedendosi al tavolino, sul quale cerano da prima - ovviamente invisibili - due menù. Appena seduti i due iniziano a consultare le liste. Tilli (sbottando): - Dai Enrico, prendiamo le ostriche!! - Enrico (alla platea, preoccupato): - Mmmh, qui la cosa si fa grave: Tilli sa succhiarti i polpacci attraverso la cappella, ma è una tale morta di fame che non sa cosa sia dividere il conto... Arriva il cameriere, vestito con una divisa lurida e scalzo. Enrico: - Vedo qui che il piatto del giorno è il risotto alla maniera di Maniero...- Cameriere (molto altezzoso, in grande contrasto con la sua mise lercia, parla molto lentamente): - Sì. Si tratta del famoso risotto "Due Palazzi": torretta di funghi, torretta di zucca (Enrico si porta di scatto una mano allinguine) e uccelli scappati - Enrico (con un filo di voce): - Bene, per due - Tilli (trillante): - E due bottiglie di fragolino! - (Il cameriere fa cenno di sì con un inchino. Enrico e Tilli non parlano: cominciano a farsi piedino, linguine, palpamenti vari. Il cameriere ritorna con il pane e loro lo usano per ulteriori giochi. Ritorna con il vino e loro bevono dun fiato una bottiglia a testa. Quando arriva il risotto se lo ficcano in bocca con le mani. Il tutto avviene senza parole e mentre i due continuano a fissarsi con gli occhi sbarrati, in una sorta di trance fra il ridicolo e lagghiacciante) (Il cameriere ritorna dopo un po per portare via i piatti. Enrico gli mette in mano dei soldi e se ne va con Tilli verso la bicicletta. Non camminano dritti, Enrico pedala a fatica, con Tilli che lo stuzzica. Ad un certo punto si sbilanciano e cadono) (Comincia un effetto sonoro di grilli notturni, le luci si smorzano un po) (Cominciano a darsi da fare, con gran foga. Tilli tuffa la faccia sullinguine di Enrico, e si capisce che gli fa un pompino, sempre con maggior foga) (Ad un certo punto Tilli si agita sempre di più, mugola forte e poi si stacca di colpo dal corpo di Enrico) Tilli (ritta in piedi, decisa anche se malferma sulle gambe): - Beh, Enrico. Se vieni bene. Io non so più cosa farti - (Tilli si sposta un po, si abbassa le mutandine e comincia a pisciare - si sente leffetto sonoro) Enrico (immobile, tragicamente perso in sè stesso, sguardo fisso nel vuoto): - E davvero una grande fortuna che non mi sia mai innamorato di Tilli. Sennò quante botte le avrei dato. Ma forte (pausa) Ho bisogno di qualcosa di caldo. Tilli fa una scoreggina Tilli (pulendosi con un fazzolettino): - Ochèi, pronta per la nanna - (Si spengono tutte le luci, per riaccendersi solo dal lato opposto a quello dove cè la cucina di Enrico) (La nuova parte di scena presenta unedicola, di quelle a chiosco, davanti alla quale Enrico sta osservando le riviste porno con in mano un sacchetto pieno di panini. Enrico è visibilmente preso dai panini, caldi, appena sfornati. Li tocca appena perché scottano, ma più di tutto li annusa, continuamente. Enrico ha anche una borsetta di plastica trasparente, dalla quale si intravede un barattolo di Nutella) Enrico: - L'odore del pane fresco mi manda in estasi, mi riporta all'età in cui comincia la memoria. Da piccolo mi abbrustolivo il naso per vedere il pane uscire dal forno, e più scottava più era fresco, diceva la mamma. A pensarci, questo vale anche per le belle ragazze, quando pensi che una figa più è bollente e più ti piace, però quando la vedi per strada pensi che è fresca, quella sbarba lì - (resta sovrappensiero un attimo, annusa sempre il pane, poi si dedica con maggior attenzione alla scelta di riviste pornografiche) Enrico: - Una visita azzeccata in edicola può far grande una giornata altrimenti vuota, così come può succedere il contrario. Per non sbagliare, non prendo mai le videocassette. Le videocassette mi hanno deluso. (si rivolge direttamente al pubblico, col tono di chi sta facendo un utile confidenza) Tornare indietro per rivedere un particolare significa rovinare quel momento. Poniamo invece che hai una foto, che so, di un bel panino con una tettona che urla guardando nell'obiettivo. Se ci ritorni dopo un po', con l'animo appagato per aver già incollato due pagine, più avanti, magari cogli qualcosa che ti era sfuggito, qualcosa degno di nota che avevi ingiustamente messo da parte. E se sei ben concentrato ti si rizza di nuovo. A me è capitato più di una volta, sì....... - (ritorna a farfugliare fra sè mentre estrae il portafogli per pagare le 5 o 6 riviste scelte. Da dietro, senza far rumore, arriva Anna) Anna (con voce squillante): - Fermo, non gli dia niente. E' minorenne!- (Enrico si spaventa a morte, fa cadere riviste, panini e tutto) Enrico (scosso): - Cagare, sei tu Ciao - Anna (in tono di scherzoso rimprovero): - Allora, fai la scorta settimanale - Enrico: - Tutto quello che vuoi, basta che non urli- Anna (alterandosi di colpo): - Ah, ti vergogni!?!? E io cosa dovrei dire, allora? Te la facevi con Giusy, la mia migliore amica, quando stavi con me!- Enrico (quasi fuori di sè): - Ma che cazzo dici? Chi l'ha mai vista Giusy? Chi ti ha detto una cosa simile? Ero sempre con te, si abitava insieme, lavoravo a casa, quando mai avrei potuto stare con lei?- Anna (furente): - Non te la cavi così. Giusy mi ha detto tutto, di quando siete andati alla sagra di Asolo e tu hai pagato risi e bisi per tutti e poi l'hai..... l'hai.....insomma, per di dietro.- Enrico (di colpo calmissimo): - Quando è la sagra di Asolo? Te lo dico io. E' il cinque maggio. Forse puoi dirmi chi compie gli anni il cinque maggio - Anna: - Io......- Enrico: - E dove ti ho portata quel giorno?- Anna (con un filo di voce): - A Gardaland...- (Anna non aggiunge altro ed esce scappando dietro ledicola. Enrico, sconvolto, rientra in casa. Con gesti automatici apre il barattolo di Nutella, ne versa il contenuto in una casseruola, scalda il tutto sul fuoco. Aspetta un minuto, con lo sguardo perso. Poi, sempre in silenzio, prende due o tre cucchiaiate di Nutella calda, direttamente dalla casseruola. Alla terza sembra improvvisamente animato da un demonio: si dirige verso la bicicletta, ci sale sopra e pedala come un forsennato) Enrico (si sfoga): - Che puttana, quella Giusy. Lei era l'amica bella di Anna, me ne parlava sempre. Belle gambe, tette ad alzo zero, capelli curatissimi, sguardo assassino ma stupida come uno steccato. Anche nel distruggere me e Anna si è dimostrata stupida: scegliere proprio il cinque maggio per farsi inculare da me! E' che Anna quando è in difficoltà perde il lume della ragione. Ci ha messo guarda quanto a capire, anzi, neanche, ho dovuto spiegarglielo io. Come farà in fabbrica? Un giorno o l'altro quella si farà male sul serio - (Il ritmo rallenta, fino a fermarsi. Enrico scende dalla bicicletta, torna in casa, cupo. distratto dal lampeggio della segreteria telefonica. Ascolta i messaggi.) Anna (i messaggi vengono realmente da un nastro): - Bip! Enrico, sono Anna. Io senti - - Bip! Ancora io. Ci siamo fatti male, ma ecco Enrico - - Bip! Ho stracciato il numero di Giusy non la voglio più ve più vedere - - Bip! Enrico Enrico Enrico - - Bip! Amore perdonami - (Buio. Venti secondi di silenzio. Il silenzio - ma non il buio - vengono interrotti dalle voci di Enrico e Anna. Dai fruscii mentre parlano si intuisce che sono nel letto, insieme) Enrico (dolcemente): - Guarda che così, a lungo andare, ritorna moscio - Anna (scherzosamente imbronciata): - Hey, mi devi insegnare bene, capito? Enrico: - Dai, girati, adesso, non dir di no - (Anna mugola ridacchiando, e il fruscio del lenzuolo è eloquente: si è messa a 90°) (Latto inizia, va in crescendo fino a quando Enrico sta per venire) Enrico: - Oh, sì, adesso adesso inondo la stanza amore, è troppo stretto dove sono ora! Vengo, vengoooo!!!- Anna (disperata, dopo un urlo di terrore): - Ma sei coglione? Mica era il culo, quello! Che ti credi, ora che ti ho chiesto scusa, di aver diritto a spaccarmi il culo? Maiale! Siete tutti uguali! Ha fatto bene Giusy a dirmi quella palla, perché sei un maledetto bastardo!- (durante la tirata, la scena viene illuminata con dei flash, fissando come delle istantanee nella retina degli spettatori. Anna sputa il suo veleno avvolta in un lenzuolo, in piedi. Enrico è nudo, sul letto, seduto sui talloni, che guarda Anna stupito fino a quando non esce di scena - gli spettatori lo intuiscono dai suoi passi) (Qualche attimo di buio e silenzio. Poi una luce illumina Enrico sul letto, pensieroso, con lo sguardo fisso nel vuoto) Enrico (in modo quasi astratto): Marlon Brando. A inculare Anna lui forse ci sarebbe riuscito, anche solo con la margarina. Io invece pensavo di farlo, non l'ho fatto e se l'avessi fatto forse avrei fatto meno danni. A me stesso, chiaro. (Lentamente, si rimette sotto le lenzuola e si mette a dormire) (alla riapertura del sipario Enrico e Marina - bella ragazza bene, stereotipo classico, con velleità fascinose - sono seduti su di una panchina, su un lato del palco. Marina parla ad Enrico, ma limpressione è che parli a se stessa. Dalla sua bocca, variando intenzioni e toni, esce solo lalfabeto, ripetuto senza soluzione di continuità. Il suo parlottare fa da sottofondo al discorso di Enrico, che parla un po a sè e un po al pubblico, un po annoiato) Enrico: - Da circa cinquanta minuti sono spettatore di una piacevole conversazione. Sto parlando di quellesercizio di alta precisione dove più persone toccano con i loro acuti spiriti tutti gli argomenti - tutti - dei quali parlano quando si riuniscono. I turni di parola seguono gerarchie variabili: se cè un notabile, da tutti riconosciuto come tale, avrà il diritto di parlare per primo per far adeguare gli altri alla sua opinione. Se invece la conversazione è leggera, e cè un simpaticone che regge tutto lambaradan solo lui farà commenti, mentre gli altri si limiteranno a ridere e ad approvare. Con due che fanno a gara per essere il primo non si ha conversazione, ma una corrida - dilettanti allo sbaraglio presentati da Corrado. Cè inoltre questo fatto ipnotico, che mi sta fregando anche adesso. Il volume delle voci è sempre crescente, come in una trance che si fa sempre più intensa. (Marina alza il tono leggermente e afferra Enrico per un braccio. Poi lo lascia e riprende come prima) Enrico riprende: - Poi nelle conversazioni si formano sempre delle coppie che parlano separatamente, e se si è in dispari quello che avanza si mette a urlare da solo, per non sentirsi escluso. Urla frasi sconnesse riferendosi a ciò che sente dalle altre coppie, tipo: Eeeeeee vorrei vedere!, E ma non sai cosa è successo dopo!, Non ci credo e se vuoi ti dico perché! fino a quando non riesce a rompere una coppia per formarne unaltra, di cui egli sia parte (e lasciando il nuovo orfano a cercare di inserirsi) (per un attimo Enrico sembra riflettere fra sè. Marina continua imperterrita) - Ormai è passata unora dallinizio della conversazione. Marina deve ancora tirare il fiato, io devo ancora dire a. Oggi si esercita - per la prima e ultima volta - con me. Come definire questi sessanta minuti? Sta parlando di noi, del nostro rapporto, di come lei provi qualcosa di fortissimo per me, ma che ancora non si senta pronta per fare sesso. Un po perché sarebbe la prima volta, un po perché è cattolica praticante e ci sono dei dubbi che lei prima vorrebbe sciogliere. Lei è felice di sapere che io la desidero, dice, ma se le voglio bene davvero chiede non il classico periodo per chiarirsi con se stessa, e neanche unamicizia platonica, bensì di considerarci insieme, tranquillamente, di andare in giro e anche di avere intimità insieme, ma senza: penetrazioni, parolacce ed evitando quelle che la sua compagna alla pari a Londra chiamava "le espressioni più estreme dell' heavy petting". Tutto questo lha detto nei primi tre dei sessanta minuti. Per i restanti cinquantasette non ho pensato ad altro che alla frase "avere intimità insieme" e all'effetto pelle di daino che avrebbe avuto sul mio cazzo ogni volta che mi sarebbe venuta in mente. Come fai a escludere totalmente una frase dal tuo cervello? Metti che sei lì tutto intento a farti una che grida quando ci dai su, che ti arrapa tanto da spingerti al limite, tipo che so, chiavata in piedi senza alcun appoggio oltre alle tue gambe, e ti viene in mente "avere intimità insieme". PA! Lei dal piacere passa a urlare dal dolore della culata che dà per terra. E tu sei lì con tra le gambe il tappo di una biro bollito solo perché ti è venuta in mente la frase più cretina mai sentita. Oh, aspetta aspetta - Marina (non più con voce da sottofondo, recitando normalmente): - E non insistere, Enrico. Per quanto animato da intenzioni sincere il tuo insistere non ha motivo di essere, perché non puoi forzarmi a fare cose che io non voglio fare- Enrico: - Marina, io mi sono ben guardato dal chiederti qualcosa che non volevi o potevi darmi- (Marina si blocca stupita, ma subito dopo mette su unaria strafottente e aggressiva) Marina (aggressiva): - Hei, parla come come mangi!- (Marina si alza, e gira intorno ad Enrico, con il fare di chi usa la propria ignoranza per spadroneggiare. Anche il suo muoversi ora non è più bene, ma da teppista) - Dì, scrittore, che vuol dire "mi sono ben guardato", eh? Forse che hai attirato la mia attenzione guardandomi fissa per strada, eh? - (Enrico è in evidente imbarazzo per lei. Non risponde) Marina (tra sè): - Eh, tace, avrò ragione! - (Marina si siede pesantemente, senza più degnare Enrico di uno sguardo. Enrico rimane lì come annichilito) (si spengono le luci) (durante il buio la panchina viene spostata sullo sfondo e sulla scena viene portato una sorta di divisorio basso, per creare il bordo di una piscina. Leffetto verrà completato dalla proiezione - in corrispondenza del divisorio - delleffetto acqua sullo sfondo) Enrico (solo la sua voce, da dietro le quinte): - Ero arrivato ad un punto di non ritorno. Era lì davanti a me. Lo vedevo e mi affascinava, sembrava avere il sopravvento. Cinque milioni in una busta e avevo un posto in banca. Lacerato com'ero pensai bene di rilassarmi. Andai in piscina a farmi una nuotata e lì incontrai la mia salvezza. (In sottofondo effetti sonori da piscina, schizzi, splash e bimbi festanti. Nel piano vasca entra Della, tipica istruttrice di nuoto. Indossa un costume olimpionico con un asciugamano stretto in vita. Parla sempre con lo stesso tono, sommesso, quasi borbottato. un po rigida nei movimenti. Sta seguendo degli allievi, mostra loro alcune mosse, in silenzio. Enrico arriva, in costume e asciugamano e resta subito affascinato da Della. Si siede a bordo vasca, ovvero sul divisorio, e comincia a guardarla. Lei si accorge quasi subito di essere oggetto di tanta attenzione, ma non risponde alle occhiate e ai sorrisi di Enrico. Suona la sirena del cambio turno) Della (freddamente professionale) - Beh?- Enrico (con voce e fare timidi): - Mi insegni a nuotare?- Della: - Sono qui apposta - (Enrico entra in vasca - va dietro il divisorio. Della lo segue, lungo la vasca - il pubblico ovviamente non lo vede. Enrico riappare, con i gomiti appoggiati a bordo vasca - ovviamente bagnato, ed è estasiato, cotto perso per Della. La guarda adorante) Enrico: - Lo sai Della, averti conosciuto mi ha fatto rifiutare un posto in banca...- Della: - Bel fesso- Enrico: - Ma io non lo volevo davvero, quel posto - (Della si siede accanto ad Enrico, sul bordo vasca) Della: - Cosa fai per vivere?- Enrico: - Scrivo- Della: - Bel fesso - (gli fa cenno di entrare in vasca) (Enrico si rituffa, e sparisce alla vista degli spettatori. Della comincia a seguirlo, su e giù per la vasca, sciogliendo sempre più la sua rigidità. La sua diventa sempre più una danza erotica, a mano a mano che il suo monologo si svolge) Della: - Muovi quel braccio, stendilo di più così. Alza il bacino, abbassalo quando finisci la bracciata... Ora: le braccia, portale al petto, così... così... attento con la bocca... usa di più le mani, devi toccare il costume, così...così ... Il bacino, muovi quel bacino, dai... Bene, va un po meglio. (suona la sirena. Enrico esce, arrapatissimo, scoordinato, non ha occhi che per Della. La quale, con rude languidezza, si accende una sigaretta) Della: - Enrico, non imparerai mai lo stile libero- Enrico (deciso a procurarsi unoccasione): - Sono un grande cuoco, però- Della: - Se stasera vengo da te cosa mi fai?- Enrico: - La zucca. Risotto con la zucca- (Della viene scossa da un fremito così forte che quasi inghiotte la sigaretta) Della (mentre tossisce, parlando a fatica): - Vengo alle otto, va bene?- (Enrico fa cennno di sì con la testa, quasi in preda a convulsioni. Si spengono le luci. Dopo qualche secondo si sentono gli inequivocabili rumori di chi sta facendo lamore, ma solo da parte di Enrico) Enrico: - Oh, amore sei meravigliosa mi fai impazzire ma perché non dici niente, eh? Oh, sì, così, così! Sto per venire amore, dimmi qualcosa! - Della: - Siamo in attesa di collegarci con Madonna di Campiglio per trasmettervi la telecronaca diretta della prima manche dello slalom speciale maschile valido per la Coppa del Mondo di sci alpino- Enrico (gode rumorosamente): - Oooooooaaaahhh! - (Silenzio di qualche secondo. Poi per un minuto o due viene diffusa la canzone I wont dance preferibilmente nella versione cantata da Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald, con il buio in scena e le luci basse accese in sala. Alla riaccensioni delle luci in scena appaiono Enrico e Marina, seduti al tavolo della casa di Enrico. Enrico appare distrutto, dilaniato da un conflitto interiore ma in chiave quasi grottesca. Marina ha - si da - un tono manageriale) Marina: - Allora, Enrico, facciamo due conti. Mio padre per metterti in banca vuole sempre, solo cinque milioni. Però gli ho detto che devi anche metterti con me. Ufficialmente. Ti voglio così bene da fare anche di queste cose, Enrico. Ti rendi conto? Passo sopra ai nostri litigi, ai nostri scazzi, a tutto, perché ti amo. Ti amo per quello che sei, anche se sei uno scrittore fallito, anche se ti sei messo in testa di diventare un nuotatore olimpionico alla tua età, pur stando a malapena a galla...- (Enrico sembra fulminato dallalta tensione: scatta in piedi e scappa disperatamente in platea, dove si nasconde dietro uno spettatore. Mentre si nasconde entra in scena Della: è una furia. Ha una gamba mezza depilata, con ancora del sapone, ed un rasoio in mano, di quelli grandi. Si avventa senza una parola su Marina e comincia a riempirla di botte. Riempiendola di calci e pugni la trascina verso una quinta, dove, con la schiena rivolata alla platea, taglia la gola a Marina con un ampio gesto. Marina agonizza brevemente, le sue gambe sporgono ora dalla quinta, fino a che si fermano. Della resta a guardarla, occhi senza emozione. Enrico risale dalla platea, assolutamente nel panico) Enrico: - Che hai fatto Della?- Della (calma): - Cosa abbiamo, fatto. Lhai praticamente fatto anche tu - Enrico si avvicina ai piedi di Marina, fa per toccarla ma allultimo si ritrae) Enrico: - Che si fa ora? - Della (ripulendosi da schizzi di sangue): - Le pulizie. Il sangue, le cervella - Enrico (in litania): - Cosa hai fatto, cosa hai fatto - Della (autoritaria): - Basta! ABBIAMO fatto! Falla sparire, adesso- Enrico (grottesco): - Sicura di non aver messo dei pezzi nello sgabuzzino? - Della (spazientita): - Cocco, se volevi andare in banca e farti chiavare da questa per tutta la vita potevi dirlo un pochino prima, non credi? E poi sai nuotare benino, ormai, non è vero che stai a malapena a galla - Enrico (come risvegliandosi, buttando fuori rabbia e sconcerto dopo lannichilimento della sorpresa, urlando): - Che hai fatto! Fatto tu! Io non centro! Tu sei pazza e Marina te la fai sparire da sola! Chi ammazza è stronzo e i cocci sono suoi. MUOVITI! - (Al tono perentorio di Enrico fa contrasto la freddezza di Della, che con un diretto al mento atterra Enrico, che sviene. Mentre Enrico è al suolo svenuto Della esce, trascinando il cadavere di Marina) (Dopo qualche secondo, Enrico rinviene. Si guarda attorno intontito, non vede più nessuno. Si siede sconsolato sul letto. Enrico (tristemente fra sè, ma con tono fermo) - Le ho perse tutte e due - (Le luci si spengono. Dopo breve tempo si riaccendono, Enrico sta mestamente riflettendo, pedalando sulla bicicletta) Enrico: - Ci sono momenti vissuti di cui non si può scrivere subito. Ci sono dei momenti di lucidità innaturale nei quali sento dove, nel mio corpo, si trovano certe cose di cui mi vorrei liberare scrivendo. La morte di mia nonna, ad esempio, è ancora nel mio cuore, e non accenna a spostarsi. Altre morti che sento tremendamente vicine si stanno muovendo. Ci sono dei momenti in cui sento dei ricordi nella spalla destra. Altri ricordi arrivano a farmi vibrare il polso in modo visibile, e quando li sento nelle dita ho già scritto tutto quello che sentivo. Di Della ho scritto, sì, ma quello che provo non è sulla carta, perché quella lucidità innaturale me la posiziona dritta e pesante sui coglioni, e da lì non si sposterà mai. Per amore non si muore, figuriamoci se si ammazza. Chissà cosa voleva da me allora, quella. (Le luci si spengono di nuovo. Entra in scena uno schermo, dove verrà proiettata la scena del Maurizio Costanzo Show, registrata in precedenza. Il palco richiama quello del Teatro Parioli dove si registra la trasmissione. La registrazione, comunque, non vuole esserne una parodia. Prima della proiezione, una voce impostata annuncia la trasmissione, come in quella vera): - Dal Teatro Parioli in Roma, il Maurizio Costanzo Show - (seguono le prime note della sigla. Sulle sedie, di umano ce solo Enrico. Gli altri sono cani e altri animali ammaestrati, che eseguono il loro numero. Costanzo, che non deve necessariamente somigliare a quello vero, si avvicina ad Enrico) Costanzo: - Allora. Qui abbiamo un giovane scrittore che vuole ricalcare le orme degli scrittori maledetti di una certa cultura americana, no? (Enrico, vestito come al solito, jeans, maglietta e scalzo, non risponde: fa solo una crocetta con una matita sul foglietto che ha in mano. Costanzo attende una risposta, ma il fatto che non arrivi non sembra turbarlo poi molto) - Dicevo. Lei ha scritto un libretto, un millelire, in un paio di notti. E lha intitolato Luomo dal cazzo grosso Ecco io ora sono imbarazzato, ma glielo devo chiedere: è un libro autobiografico? (Enrico - impenetrabile - fa unaltra crocetta sul foglio. Costanzo riprende, meno tranquillo di prima) Ehm i riferimenti a Bukowski sono evidenti. Mi risulta però che lei non sia uno spiantato, nè che abbia problemi a sbarcare il lunario insomma: ci fa o ci è? (Enrico fa lennesima crocetta. Costanzo riprende spazientito) - Beh, Cinaschi, ci dica almeno quanto ce lha grosso: la gente lo vuole sapere! - (risate e applausi sottolineati dal pianoforte. Enrico fa lultima crocetta e porge il foglietto a Costanzo) Enrico (serafico ma sprezzante): - Ecco qui. Si diverta. Avevo scommesso con me stesso che avrei indovinato le domande che mi avrebbe rivolto, e ho indovinato anche le virgole. Io qui il mio libro non lo vendo, in questa vetrina non ci si può neanche specchiare. Vorrei del bourbon, prima di andarmene - (Enrico si alza e il nastro si blocca su di un suo primo piano, di una tristezza senza fine. Mentre questa immagine resta fissa, la voce di Enrico si diffonde in platea) Enrico: - Dopo la trasmissione ci hanno pensato Espresso e Panorama a vendere la mia immagine e il mio libro, chiamandomi spesso per quei pareri lampo dei vip con cui riempiono pagine su qualunque argomento. E io che pensavo che fossero finte, quelle pagine! - (Lo schermo scompare, in scena cè una lapide, con scritto Marina. Enrico sembra invecchiato di centanni. Ha delle enormi scarpe nere, è coperto da un altrettanto enorme soprabito nero. Con lui cè Anna, che lo sorregge amorevolmente) Enrico, alla tomba: - Ora sono davvero uno scrittore fallito, Marina. Ora che sei sottoterra finalmente posso parlare io. Pensavo di odiarti, ma mi eri solo indifferente. Tu pensavi di amarmi perché pensavi di conoscermi, di controllarmi. Ora ho voluto diventare qualcosa che tu credevi che io fossi. Ora sono davvero un fallito, Marina. Accetta questi fiori e non gridarmi più dentro, quando sono nel mio bagno. Ti prego, ti prego (il tono cresce via via, fino a diventare quello di un cane che ulula alla luna) Marina, sono un fallito con i soldi. Sono il tuo uomo ideale. Saresti fiera di me, quindi sono contento che sei morta!!!- (Si getta in singhiozzi sulla lapide, coprendola di pugni e carezze insieme) Anna (cercando di calmarlo): - Enrico lascia stare quella lapide! - (Enrico, straziato, a poco a poco si calma) Enrico (a voce bassa ma ferma): - Anna - Anna: - Sì? - Enrico: - Voglio fare lamore con te - Anna (fra il sorpreso e il materno, comunque sorridente): - Enrico - Enrico: - Senti, non ti posso spiegare. Non lo so spiegare. Voglio che le tue braccia diventino le mie. Anna io sono Anna - (Enrico finalmente riesce a piangere, a grandi singhiozzi. Anna tace e lo abbraccia stretto stretto. Dopo un po si calma. Si alza e si rivolge al pubblico, mentre Anna resta vicina alla lapide) Enrico: - Anna tace e mi abbraccia. questo volevo, in questo momento. Non volevo rischiare di andare da Marina e poi tornare ad abbruttirmi con una notte a puttane. Esattamente adesso, il mondo, è Anna. Arrivo sempre allultimo momento a capire quando piangere è da uomini molto più che mandare in giro il pisello. Anna non lo sa - lo capisce. Non sa nulla, tranne che qualunque cosa chieda ora, ho solo bisogno di piangere. E di qualcosa di caldo. (Lentamente si dirige al tavolo, dove cè ancora il barattolo di Nutella che aveva riscaldato allinizio. Ne prende una ditata, poi si blocca. Sorride al pubblico e mostra il barattolo) Posso offrire? - (Parte la canzone Cheek to cheek sempre nella versione di Ella e Louis. Accennando un passo danzato Enrico scene in platea e fa prendere delle ditate di Nutella a chi lo desidera, fino alla fine della canzone. O della Nutella!) |
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