Comunicazione presentata al convegno "Leggere e Scrivere – la scrittura creativa a scuola" tenutosi a Reggio Emilia, il 14/04/03
Saluti dalla canoa
di Mauro Mongarli e Orlando Cav. Curioso

Non so se quando parlo in pubblico parlo ancora di scrittura creativa.
Però da lì quasi sempre parto, e visto che ho partecipato al precedente convegno “Leggere e Scrivere” ritengo possa essere d’interesse per qualcuno quella che è stata la mia “evoluzione”.

Riprendo il finale del mio intervento al convegno precedente, dove auspicavo - e ritenevo di lavorare per: uno scrivere che non ha bisogno di editori, di cassetti capienti, di un inizio che non viene (e men che meno di un prodotto da pubblicizzare, nonostante il punto di partenza!).
Uno scrivere che trovi/esprima gioia anche nel redigere un post-it, che sappia diventare un parlar chiaro, che combatta con forti anticorpi un analfabetismo di ritorno che muta e allarga sempre di più i suoi territori, e le tipologie di persone da aggredire.
Uno scrivere che sia l'esatto contrario di quando a scuola, angariati, si pensava davanti al foglio protocollo piegato: "perché cacchio dovrei scrivere i fatti miei a quello lì?"
Uno scrivere, insomma, che sia condivisione.

Da allora, mi sono concentrato sulla creatività, intesa come mettere insieme pezzi diversi per creare comunicazione personale, e ho cominciato a parlarne in giro. Dappertutto. Ai primi di marzo ho addirittura parlato di creatività applicata al rapporto tra istruttore e ragazzi tra i 10 e i 14 anni ad un convegno organizzato dalla Federazione Italiana Canoa e Kayak.

Bon, un altro tuttologo, direte, un altro che partendo dalla pubblicità pontifica su tutto. Nossignori, è l’esatto contrario.
Lo sforzo è uno solo, ed è tutto teso a fornire mezzi che partano dallo scrivere come esperienza comune, per fare in modo che da questa le capacità di espressione possano essere usate con maggior consapevolezza.

Forse è per questo che personalmente mi sto allontanando da attività dove la scrittura creativa è il tema dell’incontro/i. L’ambito a volte arriva ad essere soffocante.

Esempio:

– Signori, oggi è l’ultimo incontro. Vi ho portato la bibliografia (e tiro fuori i libri che indico, tutti miei, e li faccio girare parlando della mia esperienza di lettura con essi) –
Domande.
–Mauro, noto che non c’è in bibliografia l’autore X. Non lo ritieni forse importante? –
–Non so risponderti: non l’ho letto –
– Ah (con faccia superiore e impercettibilmente schifata)–

Al convegno di canoisti di cui scrivevo sopra, ho parlato del capitolo 15 di Pinocchio, invitando a leggerlo come se lo vedessimo al cinema. L’ho fatto per spiegare le dinamiche di come i ragazzi spesso si proiettano psicologicamente in una azione che stanno facendo.
Ho parlato di come William Burroughs consigliasse di uscire e di notare, che so, tutte le cose rotonde, e poi parlarne/scriverne – ideale esercizio per una uscita in canoa che voglia far ragionare i ragazzi sull’ambiente che li circonda.
Ho parlato di come e perché in teatro le maschere non si toccano con le mani, per suggerire metodi efficaci di comunicazione non verbale.
Ho parlato di come trasportare se stessi e il proprio modo di essere in semplici comunicazioni scritte quali gli orari degli allenamenti, le comunicazioni ai genitori e gli auguri di Natale in bacheca.
Ho parlato insomma di scrittura creativa, intesa come modalità allargata di comprensione ed espressione.

Dopo il mio intervento, ho assistito ad alcuni approfondimenti tecnici. Pagaiata, metodologie di allenamento, necessità o meno di approfondire il gesto tecnico sin dalla più tenera età. Il pubblico convenuto si è rinchiuso: ognuno aveva la sua opinione, si mostrava aperto a comando, c’era chi voleva far vedere di sapere, chi ascoltava immobile, chi scuoteva con un sorrisino la testa per quasi tutto il tempo. Proprio come ai corsi di scrittura creativa, in quel momento ambivano ad uno scopo preciso, e chiudevano un sacco di porte utili, figli di una didattica prevedibile, che non li spiazzava a sufficienza da renderli attenti.

In ambito scolastico (tengo seminari sulla comunicazione e corsi sulla scrittura pubblicitaria) tutto ciò è più facile, chiaramente. Le pratiche e la didattica nascono da sole, una volta che si sono forniti determinati mezzi e il modo di usarli mi ritaglio il ruolo di “contenitore”, nel senso che contengo gli inevitabili, anche se benvenuti, testacoda dell’entusiasmo – la lezione di Bruno Munari, in tal senso, è sempre valida e attuale.

Mi fermo qui, in quanto vi sarà chiaro che la scrittura creativa propriamente detta è da me utilizzata per un discorso sulla comunicazione allargato, che ha un bacino d’utenza diverso: meno specifico, che permette ritorni difficilmente misurabili ma che personalmente trovo più vicino alle mie corde.

Sarà quindi questo il mio ultimo intervento a Leggere e Scrivere? Chissà. Magari la prossima volta vi racconterò dell’istruttore di canoa che mi ha chiesto di un corso di scrittura – per il momento l’ho indirizzato da uno di voi, quindi tenetemi da conto!