| (L'articolo che segue sulle caratteristiche del linguaggio pubblicitario è apparso il 4 marzo 2001 sul supplemento Cultura del Sole 24 Ore, a firma di Fabio Rossi. Ripreso dal portale di scrittura creativa di SuperEva, a cura di Annamaria Manna, ha visto un intervento di risposta di Mauro Mongarli, che potete leggere a destra)
Vendonsi parole Il linguaggio pubblicitario è un tipo di comunicazione pluricodice, basato cioè sull'interazione di più sistemi di segni: alle immagini e al testo scritto della pubblicità stampata si aggiungono la musica e il testo orale della pubblicità televisiva, che è quella di maggiore impatto sul pubblico. Molte delle tecniche un tempo profuse nell'arte oratoria e anche nella composizione poetica sono ora passate alla "letteratura" pubblicitaria, che prevede, tra l'altro, decodificatori sempre più scaltri ed esigenti.
Anche la psicolinguistica e il fonosimbolismo soccorrono spesso la pubblicità, mostrando quali siano gli orizzonti d'attesa "acustica" del grande pubblico. Varie indagini hanno mostrato che taluni fonemi sono perlopiù associati, inconsciamente, a certe sensazioni: la U al cattivo odore, la I ad un gusto piccante. A ciascuna lingua, poi, è associata una serie di luoghi comuni: la sensualità allo spagnolo usato per i superalcolici), la raffinatezza al francese (profumo), lefficenzaall'inglerse e al tedesco, l'alta tecnologia al giapponese. Tra le tecniche di persuasione più adottate in pubblicità è la presupposizione. |
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Compransi idee
Il giornalismo è un tipo di comunicazione pluricodice, cioè basato sull'interazione di più sistemi di segni: alle immagini delle foto si aggiungono l'elencazione dei fatti e spesso un commento del giornalista, che è la cosa spesso di maggior impatto sul pubblico.
Certo il giornalismo non è solo questo, così come la pubblicità ha radici ben più profonde dei luoghi comuni e delle figure retoriche. Dico questo con nessuna pretesa di originalità: come tutti conosco la sensazione di spaesamento, riduzione, banalizzazione, incompletezza mista ad impotenza quando vedo un argomento che conosco trattato per luoghi comuni, curiosità poco approfondite, informazioni corrette ma poco o nulla ragionate. Resta il fatto che grazie a mille altri articoli siffatti la pubblicità e i suoi meccanismi resteranno per molti un mistero, e quindi qualcosa che purtroppo questi molti subiranno, in quanto la pubblicità, fin troppo spesso, è anche qualcosa dalla quale difendersi per la stupidità che sovente veicola. Signor Rossi, se la pubblicità vende parole, i giornali cosa fanno?
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