DC/15 - Sulla lettura, o: non si legge un cazzo
12/10/2001
Secondo recenti dati ISTAT, la percentuale di italiani che legge almeno un libro lanno è calata di circa l8 per cento.
Secondo le leggi della pubblicità la gente non legge nulla, fatta eccezione per ciò che gli interessa.
Non deve esserci per forza qualcuno in malafede, però
Sarà meglio continuare a stare alzati, dopo Carosello.
Mentre pronunciavo la frase scandendola bene, la scrivevo alla lavagna.
Una volta completata, la sottolineai di scatto, rompendo anche il gesso.
Mi girai, pronto a cogliere i frutti del silenzio provocato con il mio sincero fervore.
Non si legge un cazzo! disse una voce sguaiata dal fondo della classe. Guardai il possessore di tanta ugola. Cancellai la frase, disegnai un cazzo di non meno di mezzo metro, palle escluse. Chiesi:
Ora è sufficientemente grande per te?
Oh sì, ora sì! rispose quello con una vocina cinguettante.
Mentre tutti ridevano, riscrissi la frase con caratteri più grandi.
A volte è un vantaggio, aver imparato a leggere e a scrivere sui muri di Porto Marghera.
Come faccio da anni, lultimo domenica di ottobre ho corso la maratona di Venezia, 42 chilometri e rotti da Stra a Venezia. Questanno, però, è stato diverso. Ero parte dellorganizzazione, un partecipante con lincarico di completare il percorso ad andatura regolare e in un tempo prefissato, per fare in modo che altri potessero usarmi come riferimento e raggiungere il loro obiettivo cronometrico.
Sulla canottiera che mi avevano dato cera scritto il tempo finale che avrei ottenuto, 4 ore, e la scritta PACER, il termine inglese per indicare colui che fa landatura - cosa dovuta visto il carattere internazionale della competizione.
La sera prima, in albergo, pensai che visto quel che succede in Afghanistan avrei potuto coprire la R della scritta, e creare/cogliere unoccasione per dire come la pensavo in merito. Trovai del nastro telato bianco, non proprio del bianco della canottiera ma andava bene lo stesso, e coprii la R.
Al mattino, mentre si aspettava la partenza e chi voleva finire la maratona in quattro ore mi si avvicinava confidandomi speranze e chiedendo informazioni, un signore mi toccò ripetutamente una spalla con lindice.
Giovane, tolga quello scotch. Così non si legge un cazzo: non rende il servizio agli atleti stranieri. Risposi che i palloncini colorati, ladesivo coordinato e la scritta 4:00 mi parevano sufficienti, e in più avevo coperto la R in modo che si capisse che sotto il nastro cera una R.
Fu un escalation rapidissima. Incassai un disfattista, un ti manderei al fronte con gli amici americani, alcuni tutti come Casarini! un eloquente non dovrebbero permettere a certe persone di avere un qualsivoglia ruolo pubblico!
La gente intorno rideva: la maggior parte vedevano/capivano solo ora le mie intenzioni. Due vigili urbani si erano avvicinati - il signore urlava, ora - avevano colto al volo la situazione e mi sorridevano. Feci le mosse per togliere il nastro: lavrei rimesso una volta partiti. Forse si sarebbe calmato, quel signore. Due mani mi aiutarono a togliere il nastro più in fretta, anzi, lo strapparono dalla povera canottiera e fecero per metterlo sulla bocca delluomo, che ovviamente non lo permise e si allontanò velocemente, nellindifferenza.
La proprietaria di quelle mani si presentò. Si chiamava Loreen Pressler, era di New York, era una signora di cinquantanni con lo sguardo fermo e triste.
Finimmo la maratona mano nella mano in 3 ore, 59 minuti e 59 secondi.
Gli offrii la canottiera per ricordo, volle tenere solo il nastro (puzzava sicuramente meno).
Caro diario,
oggi la prof ditaliano mi ha sequestrato il cellulare mentre scrivevo un messaggino. Che lingua usate, con questi cosi? Non si legge un cazzo, tutto abbreviato! E andata fuori di sè in un attimo, poi si è messa a piangere disperatamente. Abbiamo chiamato il bidello, e tra le lacrime la prof diceva che suo figlio, che ha la mia età, aveva appena tentato il suicidio e le aveva lasciato un messaggino sul cellulare prima di farlo. Di quel messaggio, però, non aveva capito nulla. Ora il ragazzo è fuori pericolo, ma lei si sente tutta dentro il pericolo. Sa essere prof sempre, povera. Il giorno dopo stava meglio, anche se era appena tornata dallospedale e suo figlio non le vuole parlare. La Serena si è alzata e le ha chiesto: prof, ce lha in memoria quel messaggino? Lei è sbiancata, e ha fatto sì con la testa. Serena si è avvicinata alla cattedra e ha allungato la mano, in attesa. La prof ha esitato, ma ha tirato fuori il cellulare, lha acceso e lo ha dato a Serena.
Serena ha letto quel messaggino, si è avvicinata alla prof, le ha detto qualcosa allorecchio e la prof ha cominciato a singhiozzare. Stavolta non abbiamo chiamato il bidello. Era una cosa fra donne.