DC 29
 

DC/29 - Mea culpa!

20/09/2002


DC/29 - Mea culpa!

O lettrice, O lettore di Dopo Carosello, dopo quasi trenta edizioni di questa umile rubrica sento il bisogno di fare una confessione. Ti ho spesso parlato di pubblicità, di campagne, di meccanismi più o meno occulti. Altre volte ho allargato il discorso, partendo dalla pubblicità per toccare temi ben più vasti.

Per rendere più umano ai tuoi occhi quanto detto finora, e quanto dirò in questa nuova serie di pezzi che vibrisse gentilmente ospiterà, ti dirò che sì, anch'io ho sbagliato in pieno una campagna. E nel peggiore dei modi, di quelli spesso oggetto delle mie filippiche in questo spazio.

In questo momento indosso un maglietta bianca a maniche corte, senza disegni, senza stampe, nulla. Porto dei jeans neri, senza infamia e senza lode, abbastanza anonimi ma che mi stanno bene. Scarpe da corsa bianche, vecchie ma in ordine. Tutto ciò è distribuito su 191 cm di altezza per circa 78 chili di peso - il tipo del magro atletico.

I miei capelli sono biondo cenere, e sono ormai lunghi. Due ore fa, vestito come sopra, decido di andare a tagliarli.

Non ho un barbiere di fiducia: scelgo a caso. A volte mi va bene, altre volte meno. Entro in un salone di acconciatura maschile, non più tardi di un'ora e cinquanta minuti fa.

Il barbiere è in una posa plastica: legge la Gazzetta dello Sport appoggiato ad uno dei suoi scranni, tenendo il giornale abbastanza distante dagli occhi. "Sarà presbite" ho il tempo di pensare.
Beh, miope non si considera di sicuro, perché dopo avermi lanciata un'occhiata rapida e indagatrice mi chiede: "Hai i soldi?"

Io di lavoro scrivo, lo sapete. Spesso la fantasia mi galoppa. Già mi vedevo coinvolto in una scena di Miami Vice, in uno scambio eroina-contanti o, visto che ero da un barbiere, nella strage di S.Valentino. Tutto ciò mi fa tardare una risposta qualunque. Il barbiere ha quindi buon gioco nell'incalzarmi: "Sei slavo?"

E qui comincio ad intuire i miei gravi errori. In un moto di orgoglio, sentendomi scoperto nella mia negligenza dico (nel dialetto comune a me e al barbiere):

"Sono venuto a tagliarmi i capelli..."

Il barbiere cambia faccia. Birbone! Si profonde in mille scuse, mi blandisce con mille moine, e sa, con questi negri, tanti scappano dopo il taglio, o pagano con minacce, e bisogna che mi tuteli anch'io. "Va ben, ho capito, non importa" Giro i tacchi e faccio per andarmene, contrito e compreso nel mio fallimento.

Ma lui non si rassegna: vuole umiliare la mia capacità professionale fino in fondo, uccidere un creativo pubblicitario morto:

"Ma che fa, non si taglia più i capelli?" Poi, sulla soglia del salone, aggiunge con il tono sprezzante di prima di capire che non ero uno slavo negro: "Glielo offro io, il taglio!"

Avevo già girato l'angolo. Immaginavo infatti che si comportasse come i cani: non appena esci dal loro territorio ti lasciano perdere, come non ti avessero mai visto. Sembrano non avere memoria.

O lettrice, O lettore, ecco un breve elenco delle mie mancanze:

– non ho considerato bene, nel presentarmi, la natura delle mie intenzioni. Tagliarsi i capelli è prendersi cura di sè, lo dicono sia Donna Moderna che Men's Health. Non potevo pretendere di essere preso sul serio vestito in modo anonimo, sgriffato e addirittura in bianco e nero;

– la scarsa dinamica cromatica del mio abbigliamento, poi, poteva senza dubbio essere scambiata per povertà economica. Si sa che i nigeriani sono tutti ricchissimi perché vestono di mille colori: vengono in Italia solo a rubare il lavoro ai giovani che non lo vogliono ma che gli secca se se lo prendono altri;

– sono magro. Essendo veneziano e avendo fatto l'istituto tecnico per il turismo dovrei ben sapere che i ricchi e ben disposti a spendere sono paciocconi: statunitensi, arabi, tedeschi in età. Unica eccezione i giapponesi, ma loro mangiano molto pesce. Avete mai visto uno slavo grasso? Milosevic, forse, quindi non fa testo più che tanto. Ma tant'è: i parametri magrezza-opulenza sono di dominio pubblico, mica dati di ricerche accessibili solo ai creativi e agli uomini di marketing. E io, stoltamente, non li ho considerati;

– lo sdegno. Un arma di comunicazione potentissima, da me usata in quest'occasione da vero dilettante. Mi sono inutilmente sdegnato quando quell'idiota mi ha offeso trattandomi come un portafogli vuoto con le gambe, ma in compenso (che vergogna!) sono stato poi lungi dallo sdegnarmi quando:

a) avrei potuto farlo con il barbiere (salvando capra, cavoli e taglio) sul fatto che cinquant'anni di governo comunista hanno riempito l'Italia di ladri di tutto il mondo;

b) il barbiere mi ha offerto il taglio gratis per scusarsi, disprezzare comunque la mia opinione qualunque essa fosse e mettere le cose a buon fine, cioè con l'inizio di un rapporto felice per entrambi: un taglio gratis per me, un cliente che non chiede mai fattura per qualche anno per lui.

Fin qui il me culpa.
Confido nella tua comprensione, O lettrice, O lettore. Spero inoltre che, al cospetto della cenere sul mio capo, il curatore di vibrisse continui a considerarmi il "copy di fiducia" della testata, titolo che mi diede tempo fa di sua sponte e che mi ha sempre riempito di orgoglio.

Tanta sciatteria sto comunque per pagarla cara, come è giusto che sia. Sento mia moglie armeggiare di là con delle forbicine. Il termine ultimo definito nel suo ultimatum per farmi tagliare i capelli era dopo Carosello...