DC 39 - Dove sta la comunicazione etica?
Aprile 2003
Allinizio di maggio, durante la manifestazione fieristica Civitas, la più importante in Italia per il terzo settore, ho assistito ad un convegno il cui titolo recitava:
La comunicazione etica e sociale.
Il convegno era a cura di Stampa Veneta Insieme, in collaborazione con Civitas e In Più Group.
Lelenco dei relatori è leggibile andando alla pagina:
http://www.civitasonline.it/prog_titoli.php?dt=2003-05-03&id=90#id_90
Per due ore i partecipanti hanno assistito a marchette, scambi di favori, esposizioni appassionate ma meramente autopromozionali. Fin qui tutto normale. Solo don Mazzi ha lanciato un sasso nello stagno, chiedendosi (chiedendo a tutti) se una comunicazione che si definisca etica presupponga una comunicazione altra che sia non-etica. E finita che lo stavano per iscrivere dufficio alla prossima edizione del Grande Fratello, vista la sua verve (molti hanno aggiunto alzando la voce di mezzo tono: così la prossima edizione la guarderei anchio!). Probabili svantaggi di condurre un programma televisivo dal titolo, mi dicono, Mazzi vostri.
Etica e sociale sono quasi sempre usati come sinonimi, se legati alla comunicazione (il termine sociale, però, lo abbandono qui, perché da tempo è vuoto), e se andiamo a giocare in questo campo possiamo aggiungere anche il termine non-profit, con il quale spesso si identifica il terzo settore tutto.
Eh no, carini.
Parlare di comunicazione etica nel mondo non-profit è forse cosa diversa dal parlare di comunicazione etica nel mondo profit, come viene definito a Civitas?
Qualunque comunicazione che sia corretta è etica.
Una comunicazione scorretta non è etica: è disonesta.
Una comunicazione dal mondo non-profit disonesta non è etica, anche se per definizione lo è, quindi secondo il suo stesso luogo comune fa schifo due volte.
Specchietto ad uso dei distratti.
Etico (in comunicazione e tecnicamente parlando):
senza secondi fini da nascondere;
comprendente tutte le informazioni utili alla formazione di unopinione autonoma;
che utilizzi la creatività senza che questa sia uno specchietto per le allodole.
Comunicazione scorretta è una comunicazione:
che abbia secondi fini non presentabili apertamente;
che nasconda volontariamente una parte di informazioni utili;
che utilizzi con la scusa della creatività elementi fuorvianti, con lo scopo di farsi vedere senza dir nulla.
Etico ha quindi a che fare con la correttezza e la coerenza, in comunicazione e sempre: non esistono differenze tra i mondi profit e non-profit per quanto riguarda lonesta di rivolgersi ad un pubblico.
Comunicazione etica = diciamo la verità, sosteneteci? Balle.
Molte volte i progetti pubblicizzati così sono degni del nostro contributo, ci mancherebbe. Ma se guardate bene, sono quelli che attuano una comunicazione corretta (vedi specchietto alla voce etico), per la quale etica nellaccezione comune è un aggettivo pressoché inutile, perché non usa scorciatoie, bimbi dal ventre gonfio o star della tv che rinunciano al loro compenso per la campagna cui prestano la loro preziosissima immagine E LO FANNO SCRIVERE sulla campagna stessa.
Il resto è pigrizia mentale, pigrizia che porta a confusione, e ne approfittano molte multinazionali con la coscienza sporca che si riciclano come denaro sporco pianificando campagne lacrimevoli o finto-caritatevoli (in altri Dopo Carosello ne abbiamo parlato, in particolare nel n° 20).
Detta pigrizia fa leva in quella di chi ha in casa i libri di Naomi Klein ben esposti vicini a quelli di Umberto Eco, scopo intonsa rappresentanza culturale ci sono così tante persone ed entità che hanno più colpe di noi... Siamo anche noi vittime...
Così si ragiona come Berlusconi.
A Civitas, comunque, comunicazione eccellente ce nera, eccome: interesse, vivacità culturale, scambi. Da notare però che molti degli espositori più importanti facevano grande sfoggio di tecnologia: monitor a schermo piatto e mouse a disposizione, ma nessuno a dare informazioni.
Thats the non-profit comunichescion, bebi.
Is der laif, after Carosel?
Dopo Carosello