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Dopo Carosello/8– Dell'opportunità

25/03/01

Molte persone ce l’hanno con la pubblicità. A volte sono molto indignate, e circostanziano il loro sentire ad ogni piè sospinto.
“Tutte tette, sempre tette!”.
“È solo una gran presa per il sedere”.
“È tutto finto”.
“Tanto io non compro niente”.
E a tanto acume, seminato a piene mani anche per Bonolis, Sanremo, la politica, i marciapiedi rotti, il traffico e, perché no, i treni che arrivavano in orario, si accompagnano grandi espressioni di disagio/rassegnazione sulla faccia e scrollate di quanto scrollabile.

Massimo rispetto. In tutto ciò ogni tanto mi riconosco anch’io, che la pubblicità la faccio.
Però, cribbio, se la civile indignazione è già bella e pronta, usiamola meglio.
Per cogliere le vere prese per i fondelli basta leggere i giornali, mica bisogna essere dei tecnici.
Mi spiego con un esempio, che parte dai tristi fatti recentemente accaduti a Novi Ligure - fatti discussi anche qui in vibrisse.

Cito dal quotidiano Il gazzettino del 28 febbraio 2001.

“...non sarà più trasmesso sulle reti televisive lo spot di Telecom Italia in cui si reclamizzava un apparecchio telefonico, Sirio 187, dal quale è possibile anche trasmettere gli SMS. L’argomento vedeva al centro dello spot madre e figlia. La prima diceva di conoscere a perfezione sua figlia, che non era il tipo di stare tutto il giorno al telefono, mentre subito dopo si vedeva una ragazzina dare un appuntamento notturno al suo “fidanzatino” tramite SMS inviato dal telefono di casa. (...) La decisione, anticipata ieri sera durante l’edizione delle 20 del Tg5, è stata presa autonomamente dalle due aziende per motivi di opportunità (l’altra azienda è Infostrada, che ritira lo spot con Fiorello lanciatore di coltelli dopo un presunto caso di emulazione da parte di un bimbo di tre anni, denunciato dalla madre)”.
Lasciamo pure stare il cattivo gusto del giornalista che ficca dentro virgolettato “fidanzatino” in ovvio richiamo al tormentone dei “fidanzatini” di Novi Ligure (del resto l’articolo principale della pagina recitava: “Erika voleva uccidere anche suo padre”), per brevità lasciamo stare anche Infostrada e concentriamoci su Telecom Italia e il concetto di “opportunità”.

Lo spot tv era simpatico, aveva una buona vena di pratica realtà, era ironico.

Per una volta in pubblicità si usciva dall’ambiguità di parlare dei “ggiovani” come fenomeno da baraccone o problema da risolvere. Si mostrava un’ambiguità familiare comune, sotto gli occhi di tutti, di quelle, però, che una volta in discussione fanno tirar fuori i valori (una parola, come Totò a Peppino), prosopopee varie e odor di consenso da ricercare.
Perché quindi lo spot è stato ritirato? Verrebbe da pensare per una forma di rispetto... Ok. Di chi? Della famiglia distrutta, della Famiglia Italiana, del lutto che ha sconvolto l’Italia? Di un attimo di riflessione nazionale su un tema tanto drammatico? Si è fatta una dimostrazione, insomma, di sensibilità?

No.

Proseguo la citazione dell’articolo di prima, da dove mi sono fermato:
“Per quanto riguarda lo spot di Telecom Italia, ieri sera Blob ha trasmesso alcuni passi della ricostruzione fatta dai giornali del delitto di Novi Ligure alternandola con frasi dello spot sul Sirio 187”.

L’opportunità comincia a delinearsi. Vi state indignando? Trovate la cosa fredda, di cattivo gusto, un’opportunità rivolta solo alla propria immagine e al proprio portafoglio?
Suvvia. In fondo, il ritiro è stato pensato solo per i telespettatori, note anime manipolabili, poveri cretini con cervelli da ammasso.

Infatti, la campagna continua imperterrita sulla stampa, dove la ragazza dello spot ha un aureola da santarellina e il titolo recita: “Se Mamma Sapesse” (SMS). Alla radio, poi, i dialoghi dello spot tv, con la madre che si sbilancia in lodi sperticate alla presunta figlia integerrima, sono riproposti più o meno tali e quali.

Forse i vari mezzi di comunicazione non rientrano nelle competenze del Ministero delle Pari Opportunità: magari Blob dovrebbe affiancarsi a Golem, sulle onde radio...

È facile arrabbiarsi con la pubblicità.
Arrabbiarsi con un po’ più di raziocinio, di curiosità, fa però capire meglio molte cose.
Fra queste, lo scarto spesso esistente tra la credibilità suggerita e quella reale di aziende che, per statuto, lavorano per influenzare i nostri acquisti e i nostri pensieri.
Quindi, magari solo per pochi minuti, vi invito a fare un piccolo dibattito, anche solo in cuor vostro, ogni volta che ritrovate voi stessi, dopo Carosello.

Dopo Carosello/8 bis

Forse ricorderete l'argomento trattato nel DopoCarosello/8 - dell'opportunità.
Commentavo il ritiro dello spot tv del telefono Sirio187 di Telecom Italia, quello dove una figlia manda di nascosto email ed SMS da detto telefono fisso di nascosto dalla madre, buggerata due volte in quanto convinta di conoscere bene la figlia e le sue attività.
Il ritiro da parte di TelecomItalia è avvenuto per motivi di “opportunità” (testuale dall’articolo del “Gazzettino” citato) in relazione ai tristi fatti di sangue di Novi Ligure. Più avanti nell’articolo, comunque, si diceva a chiare lettere che il ritiro era principalmente dovuto al montaggio video, da parte della trasmissione Blob, dello spot con spezzoni dai telegiornali parlanti del triste fatto.


A questa “dichiarazione di opportunità” da parte della stessa Telecom Italia, aggiungevo alcune considerazioni sul fatto che, a spot ritirato, radio e stampa continuavano imperterriti a mandare il loro messaggio, immutato nei toni e nella sostanza.
Concludevo dicendo come avercela con la pubblicità faccia bene, ma che bisogna a volte saper mirare l’indignazione, e come non ci sia bisogno di approfondire troppo le questioni, il più delle volte.
Questa volta, però, “l’approfondimento” è arrivato a me, sotto forma di un carteggio email con un lettore, Paolo Guido, che mi ha mandato il seguente messaggio:

Caro Mongarli,
la sospensione dello spot "Sirio 187" è opportunamente conseguente alla scoperta, fatta da alcune associazioni di consumatori, che il messaggio dello stesso è intrinsecamente truffaldino: l'apparecchio "Sirio 187" non è in grado d'inviare sms ad apparecchi gsm che non siano TIM .
Headline e copy (i testi dell’annuncio-ndr) trascurano questo dettaglio.
Telecom non è ancora in grado di allargare il servizio e si rifiuta di rifondere gli acquirenti beffati.
In proposito c'è anche un avvelenato test sul campo documentato da "Le Iene".
La giustificazione etica sui riferimenti emotivi ai fatti di Novi risulta quindi uno spudorato mascheramento dell'errore di marketing.
Eticamente abietto lo sfruttamento della "fortunata" coincidenza come occasione di bella figura...

La cosa pare oramai assodata anche se, uso sempre parole di Guido, “l'ufficio stampa Telecom ha qualche difficoltà a confermarla...” .
Pubblicità ingannevole, quindi, mascherata da opportunità, pudore se non addirittura senso civico.
Sempre con l’aiuto del signor Guido, poi, ho potuto ricostruire le diversità dei messaggi stampa e radio ora diffusi rispetto a quelli di febbraio: sono stati variati in modo da risultare più sfumati, meno precisi, meno attaccabili. Ora tutto va ben, madama la marchesa.
Alla luce di queste notizie, di entrare nel merito dello sfruttamento dei fatti di Novi Ligure, così come della piaggeria dimostrata dai mezzi di comunicazione che hanno diffuso la storia dell’opportunità (Chi non ospita pubblicità TelecomItalia? Chi non vuole averne più?) lascio a voi ogni cura.
E credo che, almeno questa volta, la “pubblicità che ci frega tutti” lascerà il posto a considerazioni più precise, figlie di un punto di vista diverso che nasce, per assurdo, da quanto di più conformista e rigido possiamo immaginare: la pubblicità, appunto.

A Paolo Guido un grazie di cuore, a voi pensieri, indignazioni e conclusioni “opportune”.
Alla prossima volta, sempre dopo Carosello.

Mauro Mongarli

Dopo Carosello