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Dopo Carosello/9 Personaggi ed interpreti

22/04/01


Fin da piccolo sono sempre stato attratto dai titoli di testa e coda di film e sceneggiati, programmi di spettacoli e dèpliant dove apparissero le due colonne di nomi con scritto in cima ad una “personaggi” e sull’altra “interpreti” (al cinema il trucco era di aspettare l’inizio della proiezione dopo se i titoli erano in testa, e di sgattaiolare in sala subito per beccare i titoli della proiezione precedente se erano in coda).
Amavo notare come fosse diversa per significati e sensazioni la loro lettura fatta prima e quella dopo la visione dello spettacolo. Presto capii che era quel che c’era in mezzo che cambiava la cose, che faceva diventare l’iniziale curiosità in emozioni da portare con me.

La pubblicità funziona da emozione in mezzo a due aspettative diverse, e ha l’obbligo di fare in modo che l’agire di personaggi ed interpreti lasci un gusto buono in bocca e solleciti un’azione.

Il personaggio è l’azienda o l’ente committente il messaggio, l’interprete è chi vediamo agire nell’azione (chiamiamola allegoria) proposta: Omnitel/Megan Gale, Ferrero (per i Rocher)/ Ambrogio. La cosa agisce ovviamente su più livelli: abbiamo anche telefonia mobile/richiamo sessuale e dolci/compensazioni affettive, proseguite voi.

In ogni caso, il meccanismo è naturale: tutti noi “ci intepretiamo”: il personaggio siamo sempre noi, ma ad un funerale e ad un matrimonio, secondo la sceneggiatura, interpretiamo di noi aspetti e sfumature diverse, no?
In tante, troppe, occasioni, il gioco si sporca, e abbiamo così pubblicità truffaldine. Ma in che senso? L’interprete non tradisce mai il personaggio: interpreta semmai le intenzioni occulte di questo, dissimulando, tacendo o ingannando. Ma sempre rispettando il rapporto personaggio-inteprete.

Viene quindi spontaneo pensare al mondo della politica, dove ormai ogni personaggio interpreta se stesso con precisione, anche quando sembra in contraddizione - se la contraddizione rientra nella genetica della persona.

Vorrei però attrarre la vostra attenzione su di una eccezione a questa regola, una pulce che vorrei mettere nel vostro orecchio.
L’eccezione nasce quando altri soggetti entrano nel meccanismo, e distorcono la linearità della fruizione del meccanismo tra personaggio ed interprete, che ormai non è un mistero per nessuno, in teoria.

La abbiamo quando un fatto “laterale” al messaggio acquista preminenza tale da mettere in secondo piano il messaggio stesso. Ad esempio quando per la regia di uno spot si chiama il regista famosissimo l’evento, il soggetto della comunicazione diventa Fellini per Banca di Roma, o Woody Allen per Coop o Telecom Italia. Lo spot stesso “vive” meno, in quanto viene atteso e poi visto con una curiosità legata al nome noto - cosa fa, cosa combina, si autociterà - alterando il naturale rapporto personaggio-interprete (ma per un grande investitore ciò va bene: è una variante rispetto alla routine).

Ci sono casi più gravi, però, dove questo meccanismo di rottura viene innescato per intorbidire acque già agitate, per creare facile consenso, per fare comoda confusione.
Usciamo dalla pubblicità per un attimo ed entriamo nel mondo dell’informazione, restando però con personaggi ed interpreti.

Il potere di un mezzo di informazione è notevole, nel creare indirizzi di pensiero mediante minimi aggiustamenti del rapporto personaggio/interprete. Credo che un esempio possa rendere l’idea più di un pistolotto.

Formigoni, presidente della Regione Lombardia, è in questi giorni sulle prime pagine per la questione del referendum regionale sulla devolution: quando lo si fa, come lo si fa, sostegni del governo sì, no, rinvii, eccetera.
Ora: perché praticamente ogni mezzo di informazione abbina al personaggio Formigoni il titolo “governatore”? Nelle colonne personaggi-interpreti c’è “Formigoni” e “Presidente della Regione Lombardia”, che io sappia... Forse che così si vuole sottolineare il suo piglio decisionista nella questione referendum? Rimane il fatto che quel ruolo non esiste, non risponde a verità.
Chissà a quali esigenze risponde: la parola governatore può evocare molte cose...
Pensateci un po’.

Come diceva qualcuno, le parole sono importanti: quando sono poesia possono anticipare i tempi, allargarli, renderli più accettabili.
Quando sono propaganda strisciante e imposizione di un punto di vista come dato acquisito, i tempi, invece, sono solo brutti.
Ma alla fine viene sempre il sole, dopo Carosello.

Mauro Mongarli

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