è tutto vero

il glob dei Testi Mongarli
In questo glob (gioite: l'osmosi briga) i Testi Mongarli parlano della loro quotidianità, dei loro colleghi, del loro Autore Principale, dei loro sogni e delle loro aspettative. Se volete comunicare con loro, l'indirizzo è il solito, indicato più in basso.

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24/06/04

Oggi, 24 giugno 2004, nel pieno possesso delle nostre facoltà testuali noi, i Testi Mongarli, chiudiamo questo glob. Non fa per noi tenerne uno, glob o blog che dir si voglia. Abbiamo provato a vedere se una versione elettronica della nostra officina giocherellona e incazzosa insieme (i quaderni del nostro Autore Principale) poteva portarci qualcosa di nuovo, così, vagamente. Pensavamo che forse c'era una nuova frontiera nel tirar fuori da un testo, meglio, da una sua particolare condivisione, una qualche via diversa per restituire fisicità a parole sempre più svuotate (non da noi, eh). Quello della fisicità è un nostro vecchio pallino: ne troviamo a pacchi nel blog di Giulio Mozzi, in Intranet Management, nel blog di Luisa Carrada solo per citarne alcuni, ma quella è la fisicità loro! Noi si cercava un'altra espressione per la nostra ma non siamo rimasti granché contenti del risultato. Forse ci aspettavamo troppo, che è come dire: non sapevamo cosa aspettarci.

Più avanti capiremo cosa questo glob ci ha lasciato, magari ve lo diremo. Ma sinceramente, di continuare non ci va più. Perché scrivere con qualche paranoia e una volta ogni tanto quando si può leggere un bosco, una piastrella, un cellulare rotto, un sorriso costruito dopo uno sincero, cani, fiere di paese e quant'altro c'è? Come vedete, da brevi testi per scritture professionali siamo pratici oltre il limite, guardiamo solo quel che ci è utile, tralasciamo il resto, come, ora questo glob.

Il nostro Autore Principale ci guarda bonario. Lui terrebbe ventuno blog, uno per ogni lettera dell'alfabeto. C'ha tempo da perdere, mentre noi si lavora.


04/06/04

Oggi il nostro Autore Principale è tornato in studio con sotto il braccio ottantré euro e cinquanta di carta stampata. Direte, ora vi fa la lezione. No. Da quando si è incazzato con Internet e ha ripreso a mangiare la Nutella si è fortificato il suo proposito di non comprare nulla da leggere se non dopo che ha finito tutto quello che ha per le mani. Se legge, non scrive, quindi 'fanculo tutti SONO COMINCIATE LE VACANZE, YEEEE! Almeno fino a domenica sera si sta in pace.


17/05/04

Nella speranza che i destinatari del nostro lavoro (la maggior parte dei clienti e dei i colleghi del nostro Autore Principale) leggano e non rompano più con certe noiose osservazioni, traiamo dal bel blog di Luisa Carrada (il Mestiere di Scrivere, il miglior sito italiano sulla scrittura professionale) un chiarissimo brano sulla brevità e sulle ripetizioni nei testi (cioè in noi). La ripetizione è un mezzo come un altro, dimenticate i compitini che facevate a scuola: quella era estetica coatta (bravo bimbo, to' il gianduiotto) che, se foste in grado di capire, non vorreste MAI nei testi che parlano di voi o della vostra azienda. Chiaro? Buona lettura, sappiate trarne profitto magari estendendo questi concetti al buonismo e alla banalità che a volte ci vorreste imporre.

Repetita iuvant.
Il "territorio delle parole" è il titolo un po' misterioso del quinto articolo dedicato da R. P. Clark alla cassetta degli attrezzi dello scrittore.
L'argomento è di quelli particolarmente sentiti da tutti noi: la ripetizione. Quella specie di incubo di quando scrivevamo i temi a scuola. L'altro era la lunghezza. Due falsi problemi che hanno funestato generazioni di poveri studenti e mai che uno dei miei professori abbia provato ad affrontarli. Né in modo serio, né ironico (che poi è serissimo).

Per capire che le parole ripetute possono risuonare quasi magicamente ho dovuto aspettare di scrivere in radio. Per capire i pregi della brevità, ci è voluta l'azienda, piena di manager frettolosi e distratti.
E in azienda anche le ripetizioni hanno finito di costituire un problema. Le parole devono essere precise e ogni ricerca di sinonimi porta inevitabilmente fuori strada. Devono essere precise e in un'azienda di informatica quelle importanti sono anche poche: sistemi, servizi, soluzioni, prodotti, tecnologie.
Così ho imparato a usare la ripetizione piuttosto che ad evitarla. Non conto più, come facevo a scuola, quante righe più sopra o più sotto ho usato quella stessa parola, ma cerco di spostarla fino a ottenere il risultato desiderato.
Uno dei metodi migliori è l'uso dell'anadiplosi, cioè la ripresa, attraverso la ripetizione, di un'espressione o una parola contenuta nella frase precedente. Fa risparmiare parole e il suono ne guadagna.
Rubo un esempio di G. Beccaria al bellissimo Prontuario di punteggiatura di B. Mortara Garavelli:
"
Questo libro ricostruisce un quadro sociale della memoria. Si inoltra in una selva di parole appartenenti a un non lontano passato, ma che hanno attraversato i molti secoli dell'era cristiana: parole che hanno, alcune, definitivamente attecchito in lingua o nei dialetti."
E un altro al sito internet della mia azienda:
"
La vera specializzazione delle nostre persone : esperti in contabilità, sanità, scuola, beni culturali, agricoltura, ambiente, lavoro e previdenza, trasporti, sistemi bancari.
Esperti che possono suggerire un cambiamento organizzativo, anticipare necessità che nascono da una nuova legge o da un'evoluzione tecnologica, aiutare a focalizzare un problema."
Se invece dobbiamo scrivere un discorso per il nostro amministratore delegato o un editoriale a sua firma sull'intranet aziendale, la ripetizione ci è quasi indispensabile:
"
Il nostro primo impegno per i prossimi sei mesi deve essere l'efficienza. Efficienza sui costi ed efficienza nella gestione. Primo impegno, perché solo così riusciremo a arrivare in salute alla ripresa che tutti gli analisti di mercato danno per certa all'inizio del 2005".
E in una brochure:
"
Le aspettative dei cittadini nei confronti della sanità pubblica stanno crescendo: non solo prevenzione e cura in caso di malattia, ma anche benessere fisico e psicologico, secondo una più ampia concezione della salute che investe anche gli aspetti e i servizi sociali. Tutto questo mentre è sempre più pressante l'esigenza di migliorare il rapporto costi/benefici con la razionalizzazione della spesa e la progressiva attuazione del cambiamento dell'organizzazione della sanità.
Cambiamento legislativo, con il decentramento verso le Regioni, l'aziendalizzazione delle strutture sanitarie e degli ospedali, la definizione dei livelli essenziali di assistenza.
Cambiamento organizzativo, con una sanità che dagli ospedali si diffonde sul territorio, coinvolge sempre più la medicina di base, l'emergenza, l'assistenza specialistica, l'assistenza socio-sanitaria."
Insomma, non tolgo, ma sposto (soprattutto all'inizio e alla fine di una frase), finché la lettura ad alta voce non mi restituisce un testo armonico e convincente.

P.S. Tra le cose che vanno ripetute, anche se in maniera non ossessiva, ci sono i nomi dell'azienda e del prodotto o servizio di cui si sta parlando, meglio se in neretto, meglio se sempre nello stesso punto, per esempio ad apertura di frase. Non "l'Azienda", ma il suo nome, non "il succitato prodotto", ma il suo nome.

Ovviamente, ripetere o allungare il brodo senza che un effetto sia ricercato, o solo perché ci si sente poeti è solo cialtroneria.


15/05/04

Il nostro Autore Principale non si fa mai i fatti suoi. Dice che lo fa per noi, perché così poi diventiamo belli cicciotti. Purtroppo è vero. Si fa delle pare assurde. Questa volta si è messo a misurare l'aria. Alla stazione di Mestre, due giorni fa, ha preso di mira una giovane donna cieca. Mica l'ha importunata: studiava l'addetto della Cooperativa Portabagagli che l'accompagnava al binario. Vi è da dire che questa donna era molto bella e lui, accompagnandola sotto braccio si dava arie di importanza buffe a vedersi. "Ma il bello deve ancora venire" ci dice il Nostro. "Accompagnata al binario la molla lì. All'arrivo del treno mancano ancora dieci minuti, forse troppi per stare con lei a non far nulla, o forse altri la devono prendere in consegna ed accompagnare. Oppure l'ha mollata lì e basta. Riflettevo su questo, pensando che nel caso l'avrei aiutata a salire io, quando noto che intorno alla donna cieca si crea il vuoto, non meno di sei, sette metri di spazio libero. Mica puzza, dico. E' molto bella ed elegante. Che forma di razzismo è? Io sono a circa dieci metri, seduto, a leggere, ma ormai non leggo più. Viene annunciato il treno, l'addetto della Cooperativa ritorna, attraversando i binari con la prosopopea di chi è autorizzato (ma lo saranno, poi?) e facendosi riconoscere dalla donna, che gli sorride: evidentemente si è instaurato un rapporto volante, ma gentile. Cari testolini miei, avrete già mangiato la foglia: il buco si richiude. Tutte le persone che avevano fatti quei due, tre passi allontanandosi da quella bella, giovane, donna cieca ora ritornano più o meno dov'erano prima del suo avvento, diciamo così. Cosa temevano, secondo voi?"

Ecco, questo è un esempio del lavoro di studio che il nostro Autore Principale ci fa fare. Come se noi, poveri testi pubblicitari per campare e rompiballe per vocazione potessimo venire a capo di problemi del genere. Ma si può campare così?


29/04/04

Poco fa, ore 7:50, sotto le finestre del nostro ufficio sfrecciano con le loro biciclette due ragazzine. Volti tesi e concentrati. Quella davanti: "Congresso di Vienna." Quella dietro: "22 settembre 1814, 10 giugno 1815".

Il nostro Autore Principale si è quasi commosso, pensando come certe cose* non cambino, nonostante gli attacchi violenti e Letizia Moratti in sovrappiù.

* il batticuore, il volersi preparare per bene all'interrogazione, la condivisione del peso con un'amica, l'autoeducarsi al fare anche attraverso un pirla che ti chiede conto di fatti di cui non ti frega nulla.


21/04/04

E' sempre più difficile capire le cose, oggi. Pubblicodimerda, il blogger di cui abbiamo linkato un'interessante pezzo, è caduto nel pezzo stesso in errori che travisano buona parte della sua ricerca, che vogliamo supporre onesta (comunque Frattini rimane da noi salutato con la deferenza di cui sotto).

Riportiamo alcune precisazioni sull'articolo di Pubblicodimerda, linkato nel post più sotto, pervenuteci da altra fonte:

L'estensore della mail dice, per esempio, che l'italiana Dts Llc fa parte della Dyncorp attraverso la Dts statunitense. Invece Dts e Dts Llc non sono per niente collegate. Da Repubblica:

"Paolo Simeone, dunque. Genovese, 32 anni vissuti pericolosamente. A 18 anni nel battaglione San Marco. Poi per 5 anni nella Legione Straniera (a Gibuti e in Somalia). E ancora, come "distruttore d'ordigni inesplosi" ("A un certo punto capisci che le mine è meglio levarle che
metterle") in Angola nel 1997 e in Kosovo nel '99 e poi nel 2000, e ancora in Africa e in Afghanistan. Un professionista dei teatri di guerra, lo si può definire, e un imprenditore accorto.

Chiama la sua società Dts Llc Security, copiando il marchio d'un colosso del settore. Non lo registra nello stesso Stato (la Virginia), ma in Nevada sulle sponde del Lake Tahoe. Il rappresentante locale della Dts, Jay Ray, è in realtà il prestanome di 160 società con le più varie ragioni sociali che hanno domicilio in una mail-box nell'ufficio Ups sistemato nel retro di un Burger King. "

Poi Pubblicodimerda aggiunge:
" 5. La Dts è stata condannata in tribunale dopo che un’ispettrice dell’Onu aveva accusato i suoi uomini di aver ridotto in schiavitù e costretto alla prostituzione, in Bosnia, donne e ragazzine minorenni: - qui un’inchiesta di salon sulla vicenda, qui un resoconto della sentenza sfavorevole alla Dyncorp."

A leggerlo pare che gli uomini della Dyncorp avessero organizzato un giro di schiave del sesso. In realtà hanno licenziato una donna che ha denunciato i propri colleghi perché andavano a puttane nei bordelli jugoslavi. C'è una bella differenza.

Fin qui la nostra fonte. Pubblicodimerda comunque amplia il discorso rettificando alcune cose, accogliendo anche altri commenti e rendendo ancora interessante il dibattito che si è acceso da molte parti: vi invitiamo a leggerlo direttamente nel suo blog, se la cosa vi interessa.


17/04/04

I Testi Mongarli si tolgono l'elmetto (come se ce lo avessero mai avuto). In affiancamento alla ripresa dell'articolo di Camuso sulle censure di guerra italiane (vedi home page), nel nostro piccolo riprendiamo il bel lavoro del blog Pubblicodimerda, alla ricerca di capire chi pagava gli ostaggi italiani (diciamo pagava non tanto perché uno, al momento e speriamo basta, è stato ucciso, ma perché non vedranno la liquidazione, temiamo).

Ricordando al gentile pubblico che fare i mercenari secondo la legge italiana è reato, salutiamo con deferenza il ministro Frattini.


14/04/04

Bush: "Guerra efficace: i proventi del petrolio meglio del previsto". Questo è un testo efficace, altro che Berlusconi. Il buon Silvio, incapace, lascia sempre la possibilità di essere frainteso. Eh, non c'è niente da fare. Gli americani sono sempre più avanti, signora mia.


08/04/04

Nelle rispettive pubblicità radiofoniche di questi giorni, Famiglia Cristiana e Vanity Fair annunciano i Vangeli in allegato alle riviste. La prima si dissocia con sprezzo dal film di Mel Gibson sulle ultime ore di Gesù, citandolo esplicitamente. La seconda definisce i Vangeli "testo base" dello stesso film.

In quanto testi, noi siamo laici. Ai poveri cattolici credenti, solidarietà e auguri di Buona Pasqua.


07/04/04

Anche il lettore che non si occupa di pubblicità può aver sentito che esiste l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, che ha prodotto un Codice di Autodisciplina che viene fatto applicare dal famoso Giurì, che ha il potere di far ritirare una campagna pubblicitaria di un associato dell'Istituto (praticamente tutti i grandi media) se ritenuta contraria al Codice sopra menzionato e qui leggibile.

Un signore che si chiama Roberto Rilletti, che non conosciamo, ha mandato all'Istituto, come è possibile fare tutti, il seguente esposto:

Spett.le Iap,

in riferimento alle affissioni mt 6x3 in questi giorni esposte per le strade di Milano, chiedo di fare verificare al vostro Comitato di Controllo l'onestà e la correttezza della campagna:
"Grandi opere avviate per 93.000 miliardi di lire, fonte Ministero delle infrastrutture e dei trasporti" (riferimento online) promossa da Forza Italia.
Credo sia in contrasto con il codice di autodisciplina pubblicitaria ne:
- l'art. 2 (Pubblicità ingannevole): la trasparenza obbliga a riportare i prezzi in euro. Le lire sono fuori conio da anni, in Italia. Perché non in sesterzi, allora?
- l'art 6 (Dimostrazione della verità dei messaggi): dal momento che su un giornale ho trovato riportati altri dati, anche questi attribuiti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (riferimento online ), vorrei sapere chi mente.
- potendo fare dell'ironia, pure con l'art 8 (Superstizione, credulità, paura).
Resto in attesa di un vostro cortese cenno di riscontro e vi auguro una buona giornata.
Cordialmente,
Roberto Rilletti

Il signor Rilletti ha ottenuto la seguente risposta:

Segnalazione affissioni "Grandi opere avviate per 93.000 miliardi di lire..." Con riferimento alla Sua segnalazione, siamo spiacenti di informarLa che, stante la natura non pubblicitaria ma politica in senso ampio della comunicazione segnalata, il caso rappresenta una situazione per la quale non
sussistono gli elementi che determinano la nostra legittimazione ad agire.

Istituto Autodisciplina Pubblicitaria - iap@iap.it

Il signor Rilletti commenta nel suo blog:

Questa è la risposta che, immagino, stiano inviando a tutti coloro i quali abbiano gentilmente seguito la mia iniziativa.
Effettivamente ieri sera, ripensando alle vecchie lezioni di tecnica pubblicitaria, mi ero fatto delle domande in proposito.
Augurandomi che esistano organi preposti a valutare l'onestà di campagne di natura politica, e non avendo tempo per informarmi in proposito, spero che qualcuno me lo possa indicare.
In caso contrario, nel caso, cioè, non esistesse alcun organo di tutela, beh, vuol dire che c'è una bella falla in materia e c'è chi, a questo punto a buon diritto, ci ravana e ci sguazza
.

Non c'è una falla, Rilletti, c'è una voragine legislativa enorme. Da anni, da sempre. E' la voragine che ha permesso di partorire le varie leggi Mammì e Gasparri: tutto parte da quel buco lì. I disegni di legge per regolamentare il settore ci sono, ben chiusi in molti cassetti. Ravanate e sguazzi comandano, e non da oggi.

Come molti nell'ambiente pubblicitario, noi testi mongarli non abbiamo mai visto nell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria un mezzo efficace ed equo, pur riconoscendone i limiti strutturali ed operativi. Ma qui si è passato il segno: questo è un atto di vigliaccheria. Si vuole sostenere forse che la pubblicità politica non è pubblicità? Con una risposta del genere, che definire pilatesca è niente vista la Pasqua incombente, cosa si vuole dimostrare? Asservimento? Attendismo colpevole? Puro opportunismo? Siamo schifati al punto di sperare che sia tutto uno scherzo, visto che i nostri controlli non sono potuti andare che fino al controllo del blog di Rilletti.

Ma se anche avessimo la sorpresa pasquale di scoprire che tutto ciò è un pesce d'aprile in ritardo, resterebbe la buffonata magna dei fatti oggetto del carteggio illustrato: uno che si ritiene un grande comunicatore che fa i conti nelle nostre tasche ancora in lire, e sbagliando pure, secondo i dati ufficiali del ministero competente.

Se vi sentite anche solo leggermente schifati di questa situazione, fra le tante disponibili, fate sentire la vostra opinione allo Iap e al Presidente del Consiglio, e credeteci: i pubblicitari seri sono più schifati di voi.


20/03/04

La pace di Piero. Manifestazione odierna per la pace. Dal resoconto minuto per minuto del sito di "Repubblica":

17.24 - Dopo le contestazioni, Piero Fassino ha abbandonato la manifestazione a metà di via Cavour, e si è allontanato per una vita laterale

Beh, è solo una t in più ma Fassino farebbe bene a considerarla. O forse c'è già, in una vita laterale.


19/03/04

Un post (del 6 marzo) tratto dal meraviglioso blog di Luisa Carrada "il blog del mestiere di Scrivere".

Roma, stereo acceso in macchina sulla via Flaminia, ore 20,10.
Capito sulla più diffusa radio cattolica italiana, quella che si prende dappertutto.
"Ciao, come ti chiami?"
"Matilde"
"E quanti anni hai?"
"Sette anni e mezzo"
"Che preghiera vuoi dire, Matilde?"
"Un'Ave Maria in latino"
"Prego, Matilde"
"Ave Maria
Gratia plena
Ave, ave dominus
Dominus tecum
Benedicta tu in mulieribus
....."
"Brava Matilde"
"Posso fare un salutino?"
"Certo, chi vuoi salutare?
"Mia nonna: ciao nonna!"
"Passiamo a un'altra telefonata".
Mentre arrivavo a casa, ho sentito almeno altri quattro bambini recitare alla radio le loro preghiere, tirandole tutte d'un fiato per non dimenticare neanche una parola, oppure con voce impostata, ma invariabilmente con salutini finali a parenti e amici.

Non so se Luisa condivida questo nostro commento, ma... cari esseri umani italiani, vi vediamo male, noi poveri testi professionali scritti per la pubblicità. Perché schifate noi e pochi altri? Lo capite cos'altro vi bevete? Quante parole meravigliose, come possono essere quelle delle preghiere, ad esempio, consumate fino a svuotare?

Il nostro Autore Principale è qui che scuote il testone. "Non solo moriremo democristiani, ma continueremo a nascere, democristiani". Come direbbe la Marchini a Blackout: Che avrà voluto di'?


17/03/04

Ieri siamo andati a visitare un'azienda dove trattano i jeans, dove questi (delle migliori marche) vengono graffiati, bolliti, presi a sassate, tagliati, bruciati e lavati anche a 180 gradi. Impressionanti la tecnologia e la ricerca che stanno dietro ai processi, che sono effettivamente fatti a mano ma su scala industriale. "Ecco perché costano tanto, i jeans vintage!" fa il nostro Autore Principale al responsabile che ci accompagnava. "Non credere. Quando vediamo i prezzi nei negozi del prodotto finito, a volte cascano le braccia anche a noi." è stata la risposta. Ach, i giubbini senza maniken, direbbero le Sturmtruppen.


16/03/04

Chissà se quell'anima bella di Gustavo "un punto per Al Qaeda" Selva, ha mai letto Pablo Neruda:

Muere lentamente
quien se transforma en esclavo del hábito,
repitiendo todos los días los mismos trayectos,
quien no cambia de marca.
No arriesga vestir un color nuevo y no le habla a quien no conoce.
Muere lentamente
quien hace de la televisión su gurú.
Muere lentamente
quien evita una pasión,
quien prefiere el negro sobre blanco
y los puntos sobre las "íes" a un remolino de emociones,
justamente las que rescatan el brillo de los ojos,
sonrisas de los bostezos,
corazones a los tropiezos y sentimientos.
Muere lentamente
quien no voltea la mesa cuando está infeliz en el trabajo,
quien no arriesga lo cierto por lo incierto para ir detrás de un sueño,
quien no se permite por lo menos una vez en la vida,
huir de los consejos sensatos.
Muere lentamente
quien no viaja,
quien no lee,
quien no oye música,
quien no encuentra gracia en si mismo.
Muere lentamente
quien destruye su amor propio,
quien no se deja ayudar.
Muere lentamente,
quien pasa los días quejándose de su mala suerte
o de la lluvia incesante.
Muere lentamente,
quien abandona un proyecto antes de iniciarlo,
no preguntando de un asunto que desconoce o
no respondiendo cuando le indagan sobre algo que sabe.
Qaeda" Selva ha mai letto queste righe:Evitemos la muerte en suaves cuotas,
recordando siempre que estar vivo exige un esfuerzo mucho mayor que el simple hecho de respirar.
Solamente la ardiente paciencia hará que conquistemos
una espléndida felicidad.


07/03/04

Alcune note sulla campagna elettorale. Tony Renis, nella serata conclusiva del Festival di Sanremo, ieri sera, ha lanciato un nuovo tipo di spot prima delle tirate di Celentano, quello dove un figurante (lui) del candidato da spingere (Berlusconi) imita il modo di parlare, la litania su presunti contenuti, il vittimismo, il rivoltante uso del buonismo travestito da ricchezza piena di compassione.

Abbiamo la tentazione di riportare il suo raffinato pistolotto (raffinato perché non è attaccabile granché da avversari politici), ma preferiamo sottolineare come Berlusconi non abbia avuto bisogno di andare a Sanremo per spadroneggiarvi (al contrario di un Umberto Bossi che, mi dicono, abbia cantato a braccetto con Mino Reitano "Padania" sulle note della nota "Italia" del cantante).

Preferiamo ricordare alcuni versi di una canzone dei grandi Assalti Frontali, "Fascisti in doppio petto", dal CD "Conflitto.

anni difficili davanti/per tutti i figli di Di Nanni/sono un partigiano e sarò chiaro/perché ci si abitua a tutto/anche ai fascisti/assassini sullo sfondo/doppiopetto in primo piano


05/03/04

Ieri il nostro Autore Principale ci ha portati a teatro, a vedere un saggio di una scuola di teatro. Gli allievi hanno messo in scena, uno alla volta, uno studio personale da tragedie greche. C'erano un bel po' di pezzi grossi: Edipo, Antigone, Elettra...

Uno degli studenti, nell'introdurre il suo lavoro, ha detto che trova fuori dal tempo questi testi: oggi le vite non sono tragiche, sono semmai banali e noiose. Amico caro, abbiamo apprezzato il tuo lavoro, ma come fai a dire una cosa del genere? Cosa c'è di più tragico del banale? E d'altro canto cosa c'è di più vivo di una tragedia im/mortale?

Quando un testo è valido, poi, parla, e non si sa mai cosa chi recita e chi assiste cosa ci mettono dentro. Per esempio: il nostro Autore Principale ha goduto immensamente riconoscere in suo caro amico, fra gli studenti sul palco come Edipo Re, tante cose vissute insieme, tanta parte di lui, di quelle che magari non mostra a tutti scientemente, ma che gli è amico ama ed apprezza. La moglie del nostro capo si è addirittura commossa nel vedere un'incarnazione procace di Antigone, così vera, così viva, armata più dell'entusiasmo che fa grande il teatro che della consumata arte dell'attore professionista.

Arriviamo a cogliere, noi piccoli testi pubblicitari, qualcosa in comune tra noi e i testi di Sofocle e degli altri grandi, e non vi paia bestemmia: ben poco, come loro, contiamo se non siamo agiti da un'anima.


testimongarli.com