è tutto vero

il glob dei Testi Mongarli
In questo glob (gioite: l'osmosi briga) i Testi Mongarli parlano della loro quotidianità, dei loro colleghi, del loro Autore Principale, dei loro sogni e delle loro aspettative. Se volete comunicare con loro, l'indirizzo è il solito, indicato più in basso.

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29/12/03

In quanto testi, potete immaginare che ci si drizzano i trattini delle t quando sentiamo parlare di analfabetismo. Ma mica quello puro e semplice. A noi spaventa molto l'analfabetismo di ritorno, o funzionale, ovvero quando una persona legge talmente poco e male da dimenticare quello che sa e arriva a non essere più in grado di capire quello che legge (i dati sono incredibili: partite da qui, qui e qui per farvi un'idea, eventualmente). Lasciamo volentieri da parte ogni polemica sul business che tutto ciò provoca oggi più che mai, perché vorremmo sottoporre alle vostre riflessioni di fine anno un caso esemplare di "analfabetismo stronzo". Dicesi analfabeta stronzo di persona che, pur non rientrando nelle categorie "analfabeta" e "analfabeta di ritorno", usa la lingua in modo improprio, offensivo, deleterio provocando danno a terzi – mai a sè. L'analfabeta stronzo è facile da riconoscere: è quello che usa i luoghi comuni, "per farsi capire" dice lui/lei, perché è culturalmente pigro ed inetto, diciamo noi, in quanto li usa in modo tale da mettere sempre a disagio gli altri mettendosi in posizione di superiorità – e su quest'ultimo termine, che va spiegato, facciamo subito un esempio.

Una coppia di cari amici del nostro Autore Principale poco più di un anno fa ha avuto un bambino. Non avendo fatto le possibili verifiche, il fatto che il bambino avesse la sindrome di Down è stata una scoperta fatta con il parto. I medici hanno subito notato i caratteristici segni, ma è prassi fare degli accertamenti prima di dirlo ai genitori.

Una volta diagnosticata la sindrome, un medico analfabeta stronzo prese da parte Francesco, il padre del neonato, e gli sparò una sequenza di "Non ci siamo, qui! Eh, no, proprio non ci siamo, non ci siamo proprio!" che Francesco non dimenticherà facilmente. Il tono era quello dell'insegnante che è quasi sorpreso di un compito pessimo di un suo solitamente bravo allievo.

Francesco ogni tanto è tentato di portare da quel medico Alessandro, il suo bimbo, che è affettuoso, dolce, buono e in ottima salute. Gli vorrebbe solo dire "ci siamo", ma pensa che non ne varrebbe la pena: non crede capirebbe.

Noi ammiriamo Francesco. A quello lì andremmo a spaccare la faccia una volta alla settimana. Ma ha ragione lui: perché perdere l'occasione di perdere anche un solo sorriso di Alessandro?


26/12/03

Nel sito c'è un nuovo racconto del nostro Autore Principale, si intitola "Kamikaze". Più che un racconto è la descrizione del peggiore stereotipo del Nordest che gli si è incarnato davanti agli occhi. Ne parliamo anche qui per il semplice fatto che quello che vi si racconta "è tutto vero". Vorremmo parlarne di più, ma credeteci: eravamo fermi, paralizzati nella testa del nostro Autore Principale mentre sentiva quell'uomo parlare, e non sapevamo come comportarci. Abbiamo finito per accettare il fatto che siamo solo dei testi, e ci siamo messi a disposizione. Non è stato facile.


22/12/03

Il nostro Autore Principale generalmente sotto Natale si deprime. Quest'anno però è diverso: da un lato sembra che la consueta falsità di tutto 'sto bailamme non lo tocchi. Dall'altro è stranamente tranquillo: la sua consueta causticità sulle feste è ridotta al minimo. Messosi con noi al lavoro per produrre qualcosa di natalizio (anche questa, una prima volta), ha prodotto Ercole e il Natale. Pervasi anche noi dalla nuova atmosfera (nonché timorosi di ritorsioni all'alba di S. Stefano), auguriamo a tutti voi, O lettori, buone Feste!


13/12/03

Stamane alla stazione di Padova, dei giovani uomini presumibilmente dall'est europeo distribuivano volantini che pubblicizzavano il "Natale in Laguna". Non parlavano. Avevano occhi incredibili, rincorrevano le persone per non farsene scappare neanche una. Uno era addirittura sudato, con il gran freddo che c'era. Ecco, vedere come alcune persone, notato tutto ciò, si fermavano pazienti per aspettare il loro turno e ricevere quel volantino, ci ha fatto pensare che il Natale, laguna o no, esiste ancora.


11/12/03

Noi testi mongarli non abbiamo un blog, bensì un glob, che sta per: Gioite, L'Osmosi Briga – lo leggete sempre qui in alto. Se a qualcuno non fosse chiaro di quale osmosi andiam parlando, di perché (e come) briga e di perché dovremmo gioirne vorremmo spiegarci ospitando la e-zine "Catena di S. Libero" di Riccardo Orioles, giornalista indipendente vero.

Quando venite su questa pagina, cliccate qui a lato sull'archivio "Catena di S. Libero, e tirate una boccata d'aria fresca. Ogni numero contiene anche tutte le istruzioni per ricevere la e-zine gratuitamente nella propria casella di posta elettronica.

Un estratto dal numero 208, dell'8 dicembre scorso:

Gasparizzazione. L'informazione e' libera, ogni cittadino ha il pieno diritto di fondare una sua televisione e di gestirla come vuole a condizione di avere quel paio di miliardi di euri che oggi sono necessari per stare sul mercato. La legge Gasparri non reprime (quasi) niente: dice semplicemente che la televisione e' un monopolio in vendita al migliore offerente, che per pura combinazione e' Berlusconi.
I concorrenti possono venire non piu' dall'Italia, dove non ci sara' mai piu' la massa critica per fare un'altra televisione ma dall'Australia (Murdoch), dal Brunei (il sultano), dalla Cina (quando entrera' nel settore) o dalle due multinazionali americane. Dunque non e' che non ci sia concorrenza. Semplicemente, non e' piu' concorrenza italiana. Con questo, la storia della televisione finisce, e comincia
quello di uno strumento tecnico che sta fra l'intrattenimento e la propaganda; non sara' affatto vietato criticare garbatamente il potere, purche' non sulle cose importanti; e' ammessa Striscia la Notizia, non e' ammessa Samarcanda. Tutto qua. La carta stampata segue, poiche' la raccolta pubblicitaria (da quando i giornali hanno deciso di basarsi solo sulla pubblicita') e' di molto inferiore a quella della televisione. Non e' solo in Italia: in Inghilterra, patria della liberta' di stampa, Murdoch sta trasformando il Times in tabloid proprio in queste settimane; in America ("E' la
stampa, bellezza") la Cnn ha ormai dei regolari fogli d'ordini sulle notizie ammesse.
"E' concepibile un paese senza governo, ma non senza libera stampa": chi l'ha detto? Non Lenin, probabilmente; l'informazione libera era alla base della civilta' liberale dell'ottocento, quanto e forse piu' dei parlamenti. E ora, semplicemente, non c'e' piu'. Possiamo benissimo dire, ai nostri tre amici, quel che ci pare; ma non possiamo piu' farlo arrivare agli altri cittadini, poiche' non ci sono piu' i canali. Le scelte politiche non possono dunque piu' essere, in senso largo, collettive, ma solo individuali; o dell'individualita' che comanda, e che spalma le proprie idee individuali su tutto il mondo, o dell'individualita' che subisce, e che cerca di percorrere un proprio individuale percorso interno. La discussione, la piazza, la polis, non c'e' piu'; ne restano dei succedanei a fini d'addolcimento, per tener
buona la generazione che ha conosciuto la democrazia; ma fra una decina di anni neanche questi ci saranno piu'.
Ne' la Cnn, ne' i tabloid inglesi, ne' la Tv russa ne' Mediaset-Rai sono piu' stampa libera nell'accezione liberale ottocentesca; ne' Bush, ne' Blair, ne' Putin ne' Berlusconi sono leader parlamentari nell'accezione liberale ottocentesca. Ciascuno di questi media e'
organo - propaganda e consenso - di un potere ben delineato; nessuno di questi leader e' stato eletto regolarmente nel corso di libere e paritarie elezioni. Berlusconi non e' l'eccezione, e' il mondo nuovo; rozzo, naturalmente, e texano e brianzolo; la prossima generazione di berlusconi sara' molto piu' "seria" e "professionale". Non sara' democratica, naturalmente.
* * *
Per quanto personalmente mi riguarda, sono stato gasparizzato tanti anni fa, per cui la gasparizzazione collettiva mi tocca, egoisticamente, solo di riflesso. In questi vent'anni ho imparato pero' che ci sono tante vie per continuare a informare. Da soli, per dar testimonianza, almeno quella; ma, in gruppo, anche per produrre degli
strumenti che arrivino da qualche parte, che facciano danno. Che cosa facciamo adesso, dopo Gasparri? L'idea che la televisione pubblica deve morire e' passata con l'unanimita' sostanziale di tutti quanti. L'idea che l'informazione e' mercato, e non diritto acquisito del cittadino, unifica l'onorevole Berlusconi di Forza Italia e il senatore
Debenedetti dei Ds.
Come gestiranno costoro la fase successiva? Cercheranno di ritagliarsi degli spazi privati, piu' o meno vasti, ma comunque privati, nel nuovo mondo. Che cosa proporranno a noi professionisti dell'informazione, ai giornalisti? Di scegliere il privato meno brutale, di salvare se non il
diritto del pubblico ad essere informato sempre e comunque almeno qualche briciola occasionale di liberta'. Una aurea mediocritas oraziana (Augusto in tv ha avuto successo, mi dicono), con molte rassegnazioni e molte nostalgie.
C'e' poi un'altra strada, che e' la mia. Buttarsi su tecniche nuove, non ancora invase; gettare subito un guanto, sperando che sia raccolto e che faccia pensare; puntare sui ragazzi che crescono, sulla humanitas istintiva dei giovani esseri umani; e ipotizzare coerentemente un
Gutenberg nuovo. "Buscar el levante por el poniente": se la televisione col telecomando ormai e' conquistata, lasciamogliela, e puntiamo su un continente - l'interattivita', lo scambio veloce, la parita' coi lettori, la rete - completamente nuovo, su cui non sono ancora arrivati. Ma bisogna puntarci tutto, fino in fondo, senza guardarsi
indietro. Fa male - ad esempio - Dario Fo, dopo tanto dibattito su tv alternative e di strada, ad affittare un canale... da Murdoch. Non perche' sia sbagliato "politicamente", qui ed ora: ma perche' fara' danno in avvenire, impedira' di seguire l'altra strada.


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